Volontari italiani con doni in India, rimpatriati perché clandestini

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«Una situazione davvero surreale, stentiamo a credere che sia successo veramente». Rita Viviani non riesce ancora a spiegarsi quello che è successo appena pochi giorni fa, quando quello che doveva essere un viaggio in India si è trasformato in un incubo.

Inizia tutto il primo febbraio: Rita, 69 anni e suo marito Giuseppe Marchi, 81 anni, residenti a Cogoleto, partono insieme a un amico. Sono tranquilli, avevano già vissuto la stessa esperienza di volontariato nel 2017. Ad attendere il trio, a Kochi, c’è don Matteo, prete di origine indiana che ha vissuto a Cogoleto, e che ora guida la Little Flower Church di Vanavathukkara. Ma da quello scalo saranno costretti a tornare indietro.: «Siamo stati mandati via perché le autorità indiane ci consideravano clandestini».

Portate i doni agli sfollati del ponte Morandi.




2 pensieri su “Volontari italiani con doni in India, rimpatriati perché clandestini”

  1. Ma non sapevano che per entrare in India è necessario avere il visto sul passaporto? L’avevano forse richiesto, ma per qualche motivo non era stato concesso?
    Si dimentica che vi sono paesi, la maggior parte, in cui le leggi vengono fatte rispettare.

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