Le portano via il figlio per darlo a coppia gay, il dramma di Rosanna

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Questa storia, di sicuro non l’avrete mai letta, in Italia

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“La mia bambina mi guardava con i suoi occhi verdi mentre la allattavo in tribunale. Si addormentò tra le mie braccia e poi l’hanno data ai gay in attesa. Lei si sarà svegliata, e ha scoperto che non ero più lì. Nessun bambino, a meno che non sia in pericolo – e non era questo il caso – deve essere portato via dalla sua mamma”

Immaginatevi la scena. Una donna allatta il proprio bambino di 15 mesi per l’ultima volta, in un tribunale, poi, tra le lacrime, lo deve consegnare ad una coppia gay. E’ quando accaduto in Inghilterra, alla High Court of Justice di Londra.

Poi, la bambina se ne va, con il suo vestitino bianco e le scarpine rosa. Con la coppia gay, che se la porta via.

Al centro di questo dramma,  il cuore spezzato di una donna di 44 anni, che nel mese di aprile del 2015 ha perduto ciò che aveva di più caro al mondo. Per una sentenza di tribunale. Una sentenza, che non solo le ha portato via la bambina, ma che le aveva anche proibito di parlarne. Fino a che, alla fine del 2015, alcuni media conservatori ruppero l’embargo informativo.

Come racconta il DM (LINK per approfondimento),  ad emettere la sentenza e l’ordine del silenzio, la giudice (FOTO) Alison Russell, 57 anni, fervente –  alcuni direbbero ossessiva – femminista e,  significativamente,  il primo giudice inglese ad insistere per essere chiamata col pronome neutro.

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Tutto inizia nel 2013, quando Rosanna, scienziata e ricercatrice, chiede ad un amico gay di donarle il seme per diventare genitori, prima che per lei, mamma, fosse troppo tardi.  

Moralmente sbagliato, ma mai quanto quello che accadrà dopo.

“Ho pensato che sarebbe stato il padre perfetto per il mio bambino. Lo conoscevo da anni e lui era tra i miei migliori amici.

“Avrebbe potuto visitare il bambino in qualsiasi momento. Non volevo avere un bambino senza un padre perché era importante per il bambino avere un padre. E lui ha accettato”.

Dopo la nascita, la donna battezza la bimba in una chiesa cristiana senza dirlo a Peter e al suo amante gay. Tiene la figlia con sé.

Ma poi, Peter, questo il nome dell’amico gay, decide con suo ‘marito’ di volere il bambino tutto per loro. E denuncia Rosanna: secondo lui avevano un accordo, lei sarebbe dovuta essere ‘solo’ la madre surrogata (utero in affitto) e al momento della nascita, avrebbe dovuto ‘cedere’ il figlio a loro. Peter e ‘compagno’. Come accade ormai migliaia di volte nel turpe mercato di bambini globale. Come accaduto con Vendola e il senatore PD.

Rossana nega di avere mai accettato un accordo simile. Non che sia importante, eticamente, perché certi accordi sono illegittimi per natura, ma lo sarà legalmente, perché la magistrata boldriniana darà ragione ai gay.

Poi il tribunale. La sentenza. Le lacrime. E la bambina che se ne va, col suo vestitino bianco e le scarpine rosa.

E’ questo il futuro che volete in Italia?




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