Profughi guide turistiche nei musei di Firenze al posto degli italiani

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Anche la guida turistica è un lavoro che gli italiani non vogliono fare. Per questo, il PD sta addestrando gruppi di sedicenti profughi africani che possano spiegare agli italiani l’arte creata da altri italiani: il PD si manda affanculo da solo

Sono guide turistiche «atipiche»: non si riconoscono dalle bandierine che sventolano guidando le comitive quanto perché hanno la pelle nera, o perché magari indossano il velo. Come Jihad, italo-tunisina che racconta Eleonora de’ Medici e il suo amore per la natura che la portò a finanziare la realizzazione del giardino di Boboli. Oppure Makamba, giovane maliano che illustra la Sala delle Udienze in Palazzo Vecchio, dove il duca Cosimo I riceveva i sudditi e dove la Repubblica fiorentina prendeva le decisioni più importanti. E ancora Farouk dalla Guinea, che mostra ai turisti «Il genio della vittoria», la scultura marmorea di Michelangelo risalente al 1532. E poi il venezuelano Richard, che si muove con disinvoltura dentro il maestoso Salone dei Cinquecento, spiegando all’uditorio che questa sala fu voluta da Girolamo Savonarola, il frate ferrarese che dopo la cacciata di Piero il Fatuo del 1494 divenne il signore di Firenze e fu promotore di una riforma in senso popolare e plebiscitario delle istituzioni della città.

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Eccoli i migranti guide turistiche tra i musei di Firenze, molti dei quali ospiti nei centri di accoglienza. È strano vederli in questa veste, a capo delle comitive dei turisti tra le sale dello sfarzo rinascimentale. Ed è ancora più strano vederli spiegare la storia fiorentina ai fiorentini in uscita domenicale, che talvolta ignorano il proprio passato e scoprono, proprio dalle parole dei migranti, aspetti sconosciuti della propria città. A volte i migranti incespicano nel racconto, procedono a tentoni perché non si ricordano le parole, chiedono aiuto alla guida turistica italiana sempre al loro fianco.

Un’esperienza resa possibile dal progetto Amir (Accoglienza Musei Inclusione Relazione), realizzato dall’associazione Mus.e del Comune di Firenze in collaborazione con Comune di Fiesole, Istituto degli Innocenti, Fondazione Primo Conti e Stazione Utopia e supportato da Regione e Fondazione Cassa Risparmio di Firenze.

Quindi, invece di formare giovani locali che raccontino la loro città ai turisti, si ‘formano’ finti profughi come ‘guide turistiche’: è vomitevole. Tutto questo odio verso il proprio popolo, la propria culture e la propria identità è tipico di una sinistra in disfacimento morale.

Piuttosto di vedere i nostri musei violati in questo modo, meglio un gesto futurista.




2 pensieri su “Profughi guide turistiche nei musei di Firenze al posto degli italiani”

  1. Vox ha ragione, solo la psichiatria con le categorie del sadomasochismo puo’ descrivere cosa passa nella mente di chi propone e forma simili guide turistiche. Questi sinistri ormai si comportano come i bambini capricciosi, che provocano con iniziative surreali solo per suscitare l’attenzione degli adulti. Ma papa’ Bastone e mamma Cinghia hanno perso la pazienza stavolta. La pacchia e’ finita!

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