Nemmeno i pm credono al naufragio fantasma, chiesta archiviazione

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La richiesta di archiviazione, formulata dai magistrati romani, riguarda stavolta il fascicolo aperto per omissione in atti di ufficio in merito al presunto naufragio dello scorso 18 gennaio nel Mediterraneo, in acque libiche, che sarebbe costato la vita ad un numero imprecisato di clandestini: tra 17 e 117 a seconda delle fonti.

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Ovviamente, 117 secondo i tre superstiti, due sudanesi e a un gambiano, salvati dalla Marina militare italiana.

Nel mirino dei magistrati della Procura di Agrigento, il rosso Patronaggio, c’era la Guardia Costiera italiana:

Patronaggio, il magistrato dem ci riprova e indaga su Guardia Costiera

La Procura di Roma, per competenza territoriale, dopo aver svolto le indagini, ha appurato che la prima sala operativa ad aver ricevuto notizia della presenza di un gommone in difficoltà a 48 miglia dalla costa è stata quella libica, intorno alle 13.30, mentre la sala operativa della Guardia costiera italiana venne a conoscenza dell’evento SAR alle 14.21.

Quindi non c’è dubbio: per le convenzioni internazionali la responsabilità del soccorso spetta alla prima sala operativa che ha notizia di un naufragio e la guardia costiera italiana era già stata informata dai libici alle 14.37 che stavano intervenendo. Come effettivamente accaduto, ma in ritardo, a causa di problemi tecnici.

Era stata proprio la Marina militare italiana a prelevare i 3 naufraghi con l’intervento di un elicottero.

Un aereo del 41esimo stormo dell’Aeronautica militare di Sigonella inviato sul posto dopo aver ricevuto l’allarme aveva avvistato una cinquantina di persone e aveva, quindi, lanciato due zattere di salvataggio e, poco dopo, l’intervento dell’elicottero della nave militare italiana Duilio:

Ufficiale, il naufragio da 117 morti era una bufala

L’obiettivo di questa inchiesta era indurre la Guardia Costiera italiana a riprendere il proprio intervento in tutto il Mediterraneo. Fallito.




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