“Soldi raccolti da Sea Watch nella banca delle Ong anti-Israele”

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Dettagliata l’accusa del vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli, contro l’Ong tedesca Sea Watch: «i fondi raccolti tramite crowdfunding» dall’organizzazione non governativa che fa business sugli immigrati finiscono sui conti correnti della «tedesca Bank für sozialwirtschaft» che «è stata al centro di roventi polemiche in Germania perché, tra le tante iniziative che promuove attraverso apertura di conti bancari – immaginiamo a condizioni agevolate – ci sono associazioni e Ong anti-israeliane».

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«Troppa opacità sovrintende l’attività delle organizzazioni non governative a cominciare dai finanziamenti – denuncia il parlamentare Fdi – Lo sbarco della Sea Watch con il collocamento dei migranti in sette nazioni della Ue non pone fine all’arroganza delle Ong, all’impotenza dell’Unione europea e, finanche, degli Stati che sono stati messi all’angolo da un manipolo di sedicenti filantropi».

«Se abbiamo idea da chi sia finanziato Sea Watch, abbiamo invece totale certezza su dove atterrino i fondi racconti tramite crowdfunding: la tedesca Bank für sozialwirtschaft, ovvero la banca per l’economia sociale. Questa banca finanza iniziative di cittadinanza attiva di ogni tipo e questo dovrebbe essere un bel modello da seguire. Il problema però – aggiunge Rampelli – è che la Bank für sozialwirtschaft è stata al centro di roventi polemiche in Germania perché, tra le tante iniziative che promuove attraverso apertura di conti bancari – immaginiamo a condizioni agevolate – ci sono associazioni e Ong anti-israeliane e che, addirittura, predicano l’annientamento dello Stato di Israele tanto da scatenare una rovente polemiche tra la comunità ebraica e i vertici della banca stessa».

«La questione – ricorda ancora l’esponente di Fratelli d’Italia – divampò anche in seno al Parlamento tedesco e al Partito socialista tedesco che ammonì la banca a liberarsi di associazioni e Ong anti-israeliane e anti-ebraiche. Se gli Stati firmano convenzioni universali e trattati internazionali in forza della comune appartenenza a organizzazioni mondiali, non si capisce per quale motivo le Ong possano scorrazzare nel Mar Mediterraneo prive di qualsiasi regolamento e al di fuori della legge e disconosciute addirittura dalla nazione di cui portano la bandiera. Molte di queste Ong rivendicano addirittura la disobbedienza alle leggi italiane. Una situazione di anarchia totale che merita di essere quanto meno indagata».




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