Salvini chiude il centro profughi preferito da Bergoglio, sindacati scioperano

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A marzo 2016 Bergoglio l’aveva scelto per un’oscena cerimonia di sottomissione, con la lavanda dei piedi del giovedì santo ad un gruppo di profughi afroislamici. Una struttura che in questi anni aveva raccolto riconoscimenti da parte dei parassiti dell’accoglienza – dall’Acnur a Migrantes – per la qualità dell’accoglienza.

Ma ora, finalmente, il Cara di Castelnuovo di Porto, a pochi chilometri da Roma, chiude. Oltre la metà degli ospiti rimasti (erano oltre mille prima di Salvini) – 305 su 535 – entro sabato saranno trasferiti. Perché i porti sono chiusi, e la pacchia è finita.

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Anche sul Cara di Castelnuovo infatti cala la splendida e luccicante scure di Matteo Salvini, il Decreto sicurezza: presto tutti i sedicenti profughi ospitati verranno portati via. Tranne qualche decina di titolari di permessi umanitari, quello che aveva Oseghale: finiranno direttamente sulla strada, perché per loro non è più prevista alcuna assistenza. Non sono profughi, sono clandestini.

Pesanti anche le conseguenze per il business dell’accoglienza, con le coop in subbuglio e 120 operatori, tutti a tempo indeterminato. I sindacati promettono battaglia. Ormai i sindacati sono diventati una sorta di mafia capitale del sindacalismo.

Sconcerto e indignazione del sindaco PD di Castelnuovo Riccardo Travaglini: spazzati anni di impegno e buon lavoro per l’accoglienza, cancellati posti di lavoro. L’industria dell’invasione.

Una decisione che sorprende tutti, dalla Cooperativa Auxilium, che lo gestisce dal 2014, al Comune di Castelnuovo, a Cgil, Cisl e Uil. Per Antonio Amantini della Fp-Cgil di Roma e Lazio l’operazione «ha tutta l’aspetto di un vero e proprio blitz del Viminale».

«Anni di impegno e buon lavoro – dice il sindaco Travaglini – per un’accoglienza fatta di progetti educativi, inserimento scolastico, corsi ricreativi, iscrizioni alle associazioni sportive, collaborazioni volontarie e lavori socialmente utili. Il Comune l’aveva portata avanti insieme alla Prefettura». C’è un altro sceriffo in città, amigos, la pacchia è finita. E anche i corsi ricreativi.

Dei 535 presenti al Cara di Castelnuovo, gli uomini sono 401, le donne 120 e i bambini 14. Sono tutti richiedenti asilo in attesa del giudizio delle commissioni, o dell’emissione del permesso di soggiorno, altri ancora sono “diniegati” che aspettano l’esito del ricorso, presentato a spese nostre: in pratica, sono quasi tutti clandestini.

Nei 5 anni di gestione Auxilium, in questo Cara sono passati 8mila immigrati, un esercito in un paese di 8.500 abitanti a Nord della Capitale.

Cgil, Cil e Uil ora annunciano lo stato di agitazione del personale e un presidio sotto il Ministero del Lavoro e Sviluppo economico per il 24 gennaio, con il personale delle Coop Auxilium, Siar e azienda Itaca. «Chiediamo al ministro Di Maio l’impegno ad una tutela occupazionale», dicono Antonio Amantini (Cgil Fp), Giovanna Catizone (Cisl Fisascat ) e Massimo Mattei (Uil Fpl . Al Cara lavorano dagli addetti alle pulizie ad assistenti sociali, psicologi, medici, mediatori linguistici, insegnanti. «Un dramma occupazionale, il decreto cancellerà almeno 10mila posti di lavoro in tutta Italia». Stima che arriva a 18 mila posti cancellati, secondo i calcoli della cooperativa InMigrazione che da anni si occupa del fenomeno migratorio.

E noi non vediamo l’ora.




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