La CastelVolturno del nord, il boschetto milanese degli orrori

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LE MAFIE STRANIERE STANNO OCCUPANDO L’ITALIA

Qualcuno pensa che chi è stato traghettato dalle Ong o arriva con i barchini da Tunisia e Algeria scompaia. Invece no. Finiscono a spacciare. Ad esempio, nel boschetto milanese di Rogoredo:

L’incontro è convocato per la fine del mese: al tavolo di Palazzo Diotti ci saranno Comune, Regione e rappresentanti delle forze dell’ordine. Argomento: il boschetto dell’eroina di Rogoredo. Il vertice, presieduto dal prefetto Renato Saccone, servirà per pianificare gli interventi da mettere in campo nei prossimi mesi per cercare di smantellare una volta per tutte la più grande piazza di spaccio del Nord Italia.

In realtà, una prima accelerazione è già stata impressa nelle ultime settimane sul fronte dei controlli: corso Monforte ha dato mandato a carabinieri, polizia, Guardia di finanza e vigili di sorvegliare quotidianamente l’area di via Sant’Arialdo, con presìdi fissi e monitoraggio dinamico sia all’interno che nelle vicinanze del parco da anni fortino dei pusher nordafricani. Nelle intenzioni di Saccone, però, la repressione deve andare di pari passo con la prevenzione. Ed è per questo che a fine mese arriveranno a Rogoredo le pattuglie socio-sanitarie, nell’ambito di un progetto che vede coinvolte l’Ats Metropolitana, le Asst Santi Paolo e Carlo e Fatebenefratelli-Sacco, la Croce Rossa e il privato sociale: l’obiettivo di breve periodo, come ci ha spiegato ieri il direttore del Dipartimento dell’area dipendenze dell’Asst dei Santi Riccardo Gatti, è trovare un modo per interagire con i frequentatori del boschetto, che siano gli eroinomani «storici» o i ragazzi che sono entrati da poco nel tunnel della dipendenza da «nera» a buon mercato. La fase due, che dovrebbe entrare nel vivo tra 3-4 mesi, punta a utilizzare i sistemi di «aggancio» per sottoporre ai tossicodipendenti proposte efficaci e praticabili e percorsi veloci verso strutture d’assistenza, Sert e comunità di recupero.

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Un percordo non facile da portare a termine, anche perché stiamo parlando di un’area frequentata da centinaia di persone ogni giorno: in molti arrivano in treno da altre Regioni, in particolare Piemonte e Veneto, scendono alla stazione ferroviaria di Rogoredo e raggiungono a piedi la vicina via Sant’Arialdo per procurarsi le dosi di eroina. Secondo quanto accertato da due recenti indagini dei carabinieri, gli spacciatori maghrebini si riforniscono da grossisti albanesi.

Un governo populista circonderebbe il boschetto – senza preavviso – con l’esercito, come in un’operazione militare, come in territorio occupato: perché lo è. E poi si passa al rastrellamento.

L’ideale sarebbe giustiziare gli spacciatori sul posto, metodo Duterte-Bolsonaro, ma ci rendiamo conto che non è possibile, per ora. E allora ci accontentiamo di arrestarli, metterli su camionette militari e poi spedirli in Africa. Senza processo in Italia, che serve solo a farli rimanere.




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