Profugo spaccia droga in Italia da 17 anni: “Non c’è lavoro”

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Vicenda tipica di quello che accadeva in Italia prima del decreto Salvini: non si poteva espellere nessuno. Dove un ‘profugo’ che era qui per delinquere era come un diamante: per sempre.

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Come Mohammed. Era nel nostro Paese da 17 anni solo per delinquere: spaccio, danneggiamenti, resistenza a pubblico ufficiale, reati contro il patrimonio, espulsioni mai ottemperate”, dicono in questura. Nella serata del 16 gennaio è stato arrestato per l’ennesima volta a Piacenza dai poliziotti delle volanti: aveva addosso un etto di hascisc e una ricevuta per la richiesta d’asilo presentata in Svezia. Protagonista un tunisino di 43 anni che poche settimane fa era anche stato scarcerato da Modena per alcuni reati contro il patrimonio compiuti in regione. Erano quasi le 21. La volante passando davanti al bar Dolcevita di via Alberoni ha visto quattro nordafricani confabulare, alla vista degli agenti il 43enne ha imboccato via Pozzo camminando e poi si è messo a correre cercando invano di scappare.

Il sovrintendente lo ha rincorso a piedi fino a Piazzale Roma dove lo ha bloccato insieme all’altro collega che gli ha tagliato la strada con la volante. Nella corsa ha buttato sotto un’auto parcheggiata un etto di hascic divisa in piccoli pezzi. E’ stato portato in questura e arrestato per detenzione ai fini di spaccio. In tasca una ricevuta di richiesta di asilo presentata in Svezia, pertanto di fatto è irregolare in Italia e un cutter. Alle spalle un lungo curriculum di reati: di lui per la prima volta si hanno notizie nel 2000 quando è stato arrestato a Padova per droga, poi nel 2002 è stato trovato a Brindisi dove è stato denunciato per danneggiamento e resistenza, poi ancora Padova nel 2008, nel 2013 era stato raggiunto da un ordine di espulsione, evidentemente mai ottemperato, tanto che poi lo ritroviamo a Modena e infine a Piacenza nel 2017. Poi, di lui, non si è più saputo nulla.

In udienza aveva spiegato che voleva vendere la droga per andare via dall’Italia perché nel nostro paese non c’è lavoro.




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