Caso mense a Lodi: immigrati vogliono essere privilegiati

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La prima udienza è prevista per il 29 maggio, mentre per la sentenza ci vorrà più di un anno. Sono questi i tempi giudiziari del ‘caso mense’ dopo il ricorso alla corte d’appello di Milano presentato dalla giunta leghista alla delirante sentenza di primo grado del tribunale civile di Milano, che il 13 dicembre ha dichiarato “discriminatorio” il regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate:

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Il Comune, nella seduta del Consiglio del 20 dicembre, ha anche abolito le nuove norme del regolamento che imponevano alle famiglie di extracomunitari residenti in città di presentare una documentazione aggiuntiva alla semplice autocertificazione in grado di dimostrare di non avere proprietà immobiliari nei Paesi d’origine, obbligo che di fatto rendeva impossibile godere di tariffe agevolate.

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Ma da quel giorno, secondo il Coordinamento Uguali Doveri, l’associazione che ha raccolto oltre 160mila euro per sostenere le spese di oltre 220 bambini figli di extracomunitari coinvolti nella vicenda, dagli uffici comunali nessuno avrebbe aiutato le famiglie danneggiate dal regolamento. “Fin dal giorno successivo al 21 dicembre – spiegano dal Coordinamento Uguali Doveri – ci aspettavamo che il Comune invitasse esplicitamente i cittadini non comunitari a presentarsi all’ufficio preposto per consegnare l’Isee. Abbiamo atteso invano un comunicato ufficiale del Comune di Lodi che aggiornasse la popolazione sul cambiamento delle regole, come avvenuto in precedenza con l’avviso intitolato “Adempimenti per i cittadini extracomunitari, le regole cui conformarsi”, che comunicava tempestivamente l’entrata in vigore del Regolamento modificato in base alla delibera del 4 ottobre 2017 e che, ancora oggi, è consultabile sul sito del Comune”.

Il Coordinamento in questi giorni continua a fornire supporto tecnico agli extracomunitari residenti a Lodi. “Dopo la sentenza l’Amministrazione si è astenuta da tutto – sottolineano i volontari di Uguali Doveri –, mentre si è prodigata per comunicare tempestivamente la sostituzione della dimessa assessora alle Politiche sociali e per ricorrere in appello”.

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