Vescovo sfida Bergoglio: “Non c’è diritto a emigrare, “

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Alle voci di monsignor Negri, arcivescovo emerito di Ferrara, di monsignor Liberati, arcivescovo emerito di Pompei, e di monsignor Livi (intervistati nei giorni scorsi) si è aggiunta quella dell’Arcivescovo di Trieste Crepaldi – e presidente dell’osservatorio Cardinale Van Thuan sulla dottrina sociale – che esprime un parere molto critico nei confronti dell’attuale “dogma” immigrazionista bergogliano.

Vale la pena di leggere tutta l’intervista pubblicata stamani sulla Verità; questi, in estrema sintesi, i concetti espressi dal monsignore:

-)La dottrina sociale della Chiesa NON deve essere usata come pretesto o distorta per giustificare una immigrazione incontrollata: esiste prima di tutto il diritto a NON emigrare, come ricordano anche numerosi vescovi dell’Africa, che invitano i giovani dei loro paesi a NON partire.

-)Si deve tenere presente il bene comune, che NON è solo quello degli immigrati, ma anche quello delle nazioni ospitanti.

-)Le migrazioni NON sono ineluttabili; dietro alla marea migratoria si celano molti interessi geo-politici; è necessario combattere la criminalità organizzata che gestisce gli sbarchi e disincentivare la collusione di alcune ONG.

-)Le religioni NON sono tutte uguali e l’Islam – che predica la superiorità dell’uomo sulla donna, l’espansione come conquista e non distingue tra legge religiosa e legge civile – non è integrabile.

-)Illudersi che l’islam possa evolversi o cambiare diventando “moderato” è ingenuo, perchè gli elementi che lo rendono non integrabile fanno parte della teologia, sono dogmi a cui i musulmani non possono rinunciare.

-)Affermare che la società multireligiosa è un bene significa rinunciare a valutare le religioni con un criterio di verità e cadere nell’indifferentismo (e nel relativismo, come avrebbe detto Benedetto XVI).

-)La politica non può tollerare il male, da qualsiasi parte esso venga, comprese le religioni.

M.L.




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