Salvini a caccia di 50 terroristi rossi: “Macron li estradi”

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Matteo Salvini, dopo la cattura di Cesare Battisti, pensa agli altri terroristi rossi latitanti all’estero.

Molti di questi hanno trovato rifuggio in Francia grazie alla famigerata “Dottrina Mitterand”: Giorgio Pietrostefani, Simonetta Giorgieri, Carla Vendetti, Sergio Tornaghi, Giovanni Alimonti, Giancarlo Santilli e Marina Peterella.

“Chiederò domani al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di scrivere al presidente francese, Emmanuel Macron, di restituirci altri delinquenti che hanno tolto vite. L’impegno è che sia l’inizio di un percorso, perché sai quanti ce n’è in giro”.

E la Lega presenterà alla Camera una mozione per sollecitare l’estradizione dei terroristi condannati in via definitiva e ancora latitanti. Lo rendono noto il capogruppo alla Camera della Lega Riccardo Molinari e il deputato Daniele Belotti. “Battisti deve essere il primo di una lunga serie”, hanno infatti detto, spiegando che gli oltre 50 terroristi si trovano tra “Francia Nicaragua, Argentina, Cuba, Algeria, Libia e Angola”.

Oltre a Cesare Battisti, catturato in Bolivia, sono circa una cinquantina i terroristi rossì italiani fuggiti all’estero e ancora latitanti.

Fra loro figurano diverse figure di spicco delle Brigate Rosse e di Prima Linea, Ncc, Potere Operaio, Lotta Continua, Autonomia Operaia. Una trentina di latitanti sono in Francia, il resto si divide tra Nicaragua, Brasile, Argentina, Cuba, Libia, Angola, Algeria. Le loro biografie sono contenute in un volume che la Direzione centrale della polizia criminale tiene costantemente aggiornato.

Tra i nomi più significativi quello di Giorgio Pietrostefani, fondatore con Adriano Sofri di Lotta Continua, condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Pietrostefani, già residente in Francia, tornò volontariamente per il processo e fu arrestato nel 1997. Scarcerato nel 1999 per la revisione del processo e condannato ancora nel 2000, per sottrarsi all’esecuzione della condanna definitiva si è reso latitante rifugiandosi nuovamente in Francia.

Decine di ricercati per fatti di terrorismo hanno potuto trovare ospitalità in Francia per effetto della cosiddetta ‘dottrina Mitterrand’, abrogata di fatto solo agli inizi del millennio, secondo cui il Paese transalpino poteva valutare la possibilità di non concedere l’estradizione nel caso di richieste provenienti da Paesi ‘il cui sistema giudiziario non corrisponda all’idea che Parigi ha delle libertà’, a patto che i destinatari non fossero ricercati per atti diretti contro lo Stato francese e avessero rinunciato a ogni forma di violenza politica.

Secondo voi, è normale che un paese alleato, che fa parte della stessa unione politica (UE) neghi l’estradizione di criminali? Avessimo avuto governi seri, questo non sarebbe stato permesso.

La Francia in questi anni ha dato ospitalità a decine di terroristi rossi in fuga. Tra questi le ex brigatiste Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, entrambe condannate all’ergastolo nel processo Moro ter e chiamate in causa anche per i delitti D’Antona e Biagi. Ha trovato rifugio in Francia anche Sergio Tornaghi, 60 anni, milanese, ex brigatista condannato all’ergastolo per partecipazione a banda armata e destinatario di un mandato di cattura internazionale. Tornaghi era esponente della colonna brigatista milanese ‘Walter Alasià. Nel nord della Francia si troverebbe anche Giovanni Alimonti, leader delle Br-Pcc condannato a 22 anni al processo Moro ter. In Francia anche Giancarlo Santilli, ex militante di Prima Linea su cui grava una condanna a 19 anni. Stesso rifugio transalpino per Marina Petrella, condannata all’ergastolo per omicidio, che si è vista riconoscere dalla Francia lo status di rifugiato politico e ha così potuto evitare di scontare la pena detentiva.

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Si trova invece in Nicaragua Alessio Casimirri, ex brigatista rosso condannato in via definitiva per il sequestro Moro. Casimirri faceva parte del commando che il 16 marzo 1978 colpì in via Fani uccidendo gli uomini della scorta dell’ex presidente della Dc. Casimirri è stato condannato in contumacia a 6 ergastoli. All’estero anche Alvaro Lojacono, brigatista italiano anch’egli coinvolto nell’agguato di via Fani, che negli anni scorsi è espatriato in Algeria, in Brasile e poi in Svizzera. Non è estradabile perchè ha acquisito la cittadinanza elvetica.




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