Profugopoli, intrallazzi tra Coop e Prefetti al tempo del PD

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Era tutto un magna magna. Ecco perché ora c’è tutta questa resistenza al decreto Salvini:

A pochi giorni dallo scandalo sulle gare d’appalto per la gestione del Cie e del Cara (i centri per migranti) a Gradisca d’Isonzo con 42 indagati da parte della procura goriziana (tra loro, 3 prefetti), torna alla ribalta il caso veneto.

Disegna un triangolo il monopolio della gestione dei migranti messo sotto inchiesta dalle procure di Padova e di Venezia. Un triangolo che poggia sui vertici delle prefetture delle due città venete. E, ancora, su Simone Borile, ufficialmente socio volontario della coop Ecofficina (poi Edeco dal 24 giugno 2016) di cui Padova Tre è stato socio fondatore, di fatto padrone indiscusso della cooperativa che ha fatto il bello e il cattivo tempo in quasi ogni angolo di Veneto, gestendo tutti gli arrivi (e chi più ne ha, più ne metta) con personale ridotto all’osso, servizi ai minimi termini, sopralluoghi e ispezioni soffiate all’orecchio in anticipo se non addirittura concordate ai massimi livelli.

E quando il gioco si è fatto pesante all’interno della stessa coop con il presidente Gaetano Battocchio che tentava di mettere un po’ d’ordine? Quel presidente (sulla carta) è fatto fuori da chi era l’uomo forte della coop, Borile. Tanto l’amico Leonardo Padrin (imprenditore vicino a Cl, potente consigliere per 15 anni nel consiglio regionale veneto in quota Forza Italia, già presidente della commissione sanità regionale e dell’Interporto di Padova, il più ricco tra gli ex inquilini di Palazzo Ferro-Fini con 165.122 euro lordi dichiarati per il 2014) è subito pronto a “offrire” a Borile la candidatura di un suo protetto (Francesco Pozzato di Cittadella). Padrin, non solo amico ma anche partner in affari. Anzi, nel business dei migranti. È quanto emerge dalle carte delle due indagini.

Il business dei pasti

Nel maggio 2016 diventa pubblica la notizia che il servizio pasti nell’ex base di San Siro di Bagnoli è affidato in via diretta a Vanilla Break and Lounge di Conselve, articolazione di Food Service Italia srl. Di chi è la srl? Per il 42,5% di Servizi Logistici srl; il 24,3% di Dino Rusca (amministratore unico di Food Service); l’11,5% di Stel srl; il 6% della coop Bramasole; il 5,7% di Emanuele Favaro e altri soci il 10%. Ma è come un gioco di scatole l’una impilata all’altra: Servizi Logistici appartiene a Stel srl (per il 41,3%); a Leonardo Padrin (17,35%); a Interporto spa (8,05%); a Logistic Service srl (4,73%) e altri (28,59%). E Stel, a sua volta, è ripartita fra Leonardo Padrin (per il 40%); la figlia Chiara (24%) e la moglie Cristina Rauli, dirigente dello Iov di Padova, l’Istituto Oncologico Veneto (36%). Denominatore comune di Food, Stel e Servizi logistici è la sede a Padova, in via Svezia 9. Eppure al Mattino di Padova (è l’8 maggio 2016) Padrin fa sapere: «Mi occupo di logistica, sono due mestieri diversi. Certo, la partecipazione in Food Service Italia srl c’è ormai da quindici anni. Tuttavia non sapevo avessimo preso l’appalto per i pasti di Bagnoli». Ecofficina (si chiamerà così fino al 24 giugno 2016) ha un contratto di subappalto con Food Service Italia per la fornitura dei pasti nel centro di Bagnoli.

Dal 31 agosto 2016 Padrin viene intercettato su ordine dell’autorità giudiziaria di Padova nell’ambito dell’inchiesta sui migranti. Il 2 novembre 2016 (ore 15.11) l’amministratore di Food Service, Dino Rusca, con riferimento alla prefettura di Venezia (e al centro di Cona) spiega a Padrin: «Volevano che partissimo oggi (con i pasti) ma siccome mi hanno detto i numeri… Non so se ti hanno detto quanti sono». Padrin: «1350». Rusca: «1449… hanno raddoppiato… È quello il mio problema… Che adesso siamo stretti in tutto. Stiamo vedendo come fare… Hanno triplicato Bagnoli hanno triplicato questi». Padrin: «Adesso a Bagnoli quanti sono?». Rusca: «900 più o meno». Padrin si raccomanda di non fare errori perché sono numeri di non facile gestione. Rusca risponde: «Infatti ci seppelliscono…». L’8 novembre (ore 16.15) nuova conversazione tra i due. Rusca rassicura Padrin: gli affari vanno molto bene in questo mese… faranno il fatturato di un anno. Poi ancora: «Ohhh…. ci sei? Appena fatto i conti… Se i conti li abbiamo fatti giusti… prendi 5000 euro al giorno solo su Cona». Padrin: «Mi rincuora questo dai». Il 20 luglio la prefettura di Venezia aveva aggiudicato l’affidamento del servizio di accoglienza e assistenza degli stranieri richiedenti protezione internazionale attivo a Conetta di Cona a RTI (Raggruppamento temporaneo di impresa) formato da Edeco, Ecofficicina Servizi e Food Service srl. Borile più volte chiede un incontro a Padrin dopo aver subìto alcune perquisizioni: «Le poche conversazioni tra i due (al telefono) sono sempre state propedeutiche di incontri di persona. E venivano tenute in modo allusivo» annotano in un’informativa i carabinieri.

Conetta

Borile è il punto di riferimento delle prefetture di Padova e di Venezia, «anche se non riveste alcuna carica sociale nella coop Ecofficina: in un verbale di assemblea del 2 febbraio 2015 figura socio volontario». A chi glielo chiede, risponde che fa l’assicuratore (telefonata del 9 marzo 2016 con un legale di Este). È lui a parlare sempre con il viceprefetto vicario padovano Pasquale Aversa e, qualche volta, con il prefetto Patrizia Impresa. È lui a trattare direttamente con il prefetto di Venezia Domenico Cuttaia. Il 30 luglio 2015 l’alto dirigente statale gli chiede quanti profughi può far trasferire da Eraclea a Conetta: non ha un buon rapporto con la società che gestisce il centro sull’Adriatico e vuole dare un segnale.

Borile e il prefetto

Ma è nella conversazione del 16 febbraio 2016 che il prefetto Cuttaia lo ragguaglia sui giornalisti a caccia di notizie. Il prefetto inizia la conversazione rivolgendosi a Borile con l’appellativo di “presidente”; dice che quelli di “Striscia la notizia” lo hanno intervistato, prima erano aciduli poi hanno capito. E gli hanno anche chiesto come mai ci sia un’eccessiva riservatezza sul centro di Conetta. Lui, spiega ancora a Borile, ha risposto che serve un’autorizzazione prefettizia per visitare il centro. Quindi informa Borile che potrebbe essere contattato da loro (la redazione di “Striscia”) e lo autorizza a parlare senza fare riferimento al numero dei migranti. —




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