Attivista sinistra sposa profugo per impedire rimpatrio, ora è pentita

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Anna risponde all’appello delle ong e sposa Abdul, un giovane richiedente asilo pakistano, per impedirne il rimpatrio.

Ma il matrimonio fittizio sullo stile Riace diventa subito un incubo. Lui si è piazzato nella piccola casa di Anna e si fa mantenere.

Anna è un’attivista di sinistra. Di quelle che si presentavano alle stazioni con il cartello demenziale ‘refugees welcome’:

Abdul è in Germania perché non voleva ereditare la fattoria del padre in Pakistan. Preferisce farsi mantenere in Europa. Ha chiesto asilo ma gli è stato negato, perché la ‘protezione umanitaria’ esisteva solo in Italia per foraggiare le coop con nigeriani e pakistani.

“Se le leggi sono ingiuste, non ho alcun problema a violarle”, diceva Anna imitando Orlando Cascio e De Magistris.

Ma intanto Abdul si è piazzato a casa sua e le impone tradizioni islamiche: lei è una donna e si deve coprire, per questo le ha buttato vestiti troppo ‘appariscenti’.

Ora, Anna cerca aiuto da chi voleva fregare: i suoi connazionali. Ma nonostante questo dice che rifarebbe la stessa cosa, perché l’Occidente è ricco e colpevole. Ma preferirebbe non avere mai incontrato Abdul.

Insomma, la tipica sinistarda masochista e confusa. Il problema è che i loro errori ricadono come macerie della loro stupidità su tutti noi.

Il buonismo non è solo una malattia mentale, è anche un crimine contro il prossimo.




6 pensieri su “Attivista sinistra sposa profugo per impedire rimpatrio, ora è pentita”

  1. Chi è causa del suo mal pianga se stesso….
    Errare umanum est, in errore perseverare diabolicum….
    Scaldare la serpe in seno…
    A lavare la testa all’asino si perde il ranno (detersivo) ed il tempo…
    e si potrebbero citare proverbi all’infinito.
    Il punto fondamentale è che nel prendere delle decisioni e nell’agire di conseguenza ci si dovrebbe far guidare dal buon senso e non da dogmi ed ideologie.

  2. In quanto nazionalista, condivido il punto di vista di Vox, ma non dimentico il suo passato celodurista antimeridionale e, non avendo peli sulla lingua, voglio ricordare alla redazione che non ci sono solo il sindaco siciliano ed il napoletano contro il decreto Salvini, ma anche il milanese Salah.
    Non dimentichiamo nessuno:
    Nardella, sindaco di Firenze, Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, e Federico Pizzarotti, sindaco di Parma.
    Poi c’è la Toscana del governatore Rossi, il Piemonte di Chiamparino, ed anche l’Umbria, Marche e Puglia.
    (Non a caso le organizzazioni criminali sono radicate su tutto il territorio nazionale.)
    Per restare in tema di proverbi: “A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina”.
    Mi raccomando, la prossima volta nominatene pure qualche altro, fosse pure per dovere di cronaca.

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