L’ammiraglio: “Barconi vanno distrutti su spiagge libiche”

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L’ammiraglio Nicola De Felice, ex Comandante marittimo per la Sicilia ed esperto di strategie per la sicurezza, è stato intervistato dal Primato Nazionale. In un breve estratto ha parlato della minaccia immigrazione e della famigerata missione Ue ‘Sophia’. Quella che, grazie ad accordi di Renzi, scaricava clandestini solo in Italia.

Il governo, se non dovessero cambiare le regole sui porti di sbarco, intende uscire dall’operazione Sophia dell’Ue. Come giudica la missione e il ruolo finora svolto dal nostro Paese nel contrasto all’immigrazione clandestina?

L’operazione Sophia nasce nel 2015 come un operazione militare di sicurezza marittima dell’Ue. dedicata a smantellare il traffico illegale di esseri umani nel Mediterraneo, in particolare in uscita dalla Libia. L’errore a suo tempo fatto fu quello di emulare il modello di contrasto della pirateria somala nel Corno d’Africa. Tale crisi era stata superata sulla base di risoluzioni dell’Onu che, con il consenso della Somalia, autorizzavano interventi coercitivi in acque e spiagge somale per smantellare la logistica della pirateria. Diverso è il contesto politico-diplomatico libico caratterizzato dal mancato accordo con il governo locale e con le altre realtà presenti in Tripolitania ed in Cirenaica per l’ingresso nelle zone territoriali. Si spiega così come l’operazione Sophia si sia arenata nella sua fase che prevede interventi coercitivi contro le imbarcazioni degli scafisti solo in acque internazionali. Una suddivisione degli sbarchi nei porti europei, innegabilmente logica e da perseverare, non risolve comunque il problema del flusso dei migranti irregolari in Europa. Punterei piuttosto a delle risposte più concrete come un maggiore e diretto coinvolgimento degli attori internazionali coinvolti, europei ed africani, nell’autorizzare il passaggio alla fase che prevede la lotta al traffico nelle acque territoriali libiche ed anche alla fase che prevede di rendere inservibili i barconi sulle spiagge. Le premesse e gli strumenti per rafforzare i rapporti tra la Marina libica e l’operazione europea ci sono, a partire dalle attività di formazione e addestramento che l’Italia sta assicurando alla Guardia Costiera libica. Inoltre un rafforzamento di tale soluzione potrebbe essere effettuata se venisse allargato il compito di Sophia al controllo dell’embargo petrolifero, in aggiunta all’attuale embargo delle armi.

Il blocco navale italo-libico ha già in parte risolto questo problema. Ma per azzerare il traffico sarebbe fondamentale potere direttamente agire sulle spiagge libiche.

E, aggiungiamo noi, si potrebbe anche agire non ufficialmente, con forze speciali sotto copertura.

Secondo il rapporto annuale Censis, sei italiani su dieci sono contrari all’immigrazione e la percepiscono come un pericolo, qual è la responsabilità della politica nazionale in questa percezione?

Se l’azione di governo non risponde al perseguimento degli interessi nazionali, può montare un logico e giustificato dissenso a tale operato. L’esempio della protesta dei gilet gialli in Francia ne è una prova eclatante. Una politica nazionale sensata non può prescindere dal considerare l’evoluzione in atto nella dimensione della sicurezza interna del Paese. Fattori come l’immigrazione incontrollata possono costituire una minaccia. Occorre quindi ampliare il concetto di sicurezza globale intesa non solo come militare, ma anche politica, economica, sociale ed ambientale, non riferibile esclusivamente alla sicurezza dello Stato, ma comprendente anche quella dei singoli cittadini e dei loro diritti inalienabili. Occorre rivedere i vincoli e le responsabilità imposte dalla governance del sistema internazionale andato affermandosi – ahimè – di pari passo con l’erosione della sovranità dello Stato. Per avviare un vero cambiamento si deve identificare un unico macro sistema di sicurezza e difesa, di protezione integrata che garantisca la tutela della sovranità e degli interessi nazionali contro ogni forma di attacco o minaccia. Nella politica estera occorre assicurare la salvaguardia degli interessi nazionali ovunque se ne presenti la necessità, anche – e non esclusivamente – attraverso il concorso alla stabilità ed alla sicurezza internazionale nonché il rafforzamento delle capacità politiche e militari italiane all’interno della Nato, dell’Europa e dell’Onu.

L’Italia è impiccata ai trattati internazionali che ci impediscono, ad esempio, di respingere direttamente in Libia i clandestini che bucano il blocco navale.

Ma non è l’unico vincolo che ci impedisce una resistenza alla sostituzione etnica. Il vincolo maggiore, oltre ad una Costituzione ormai obsoleta perché legata ad un’altra epoca storica senza migrazioni, è l’appartenenza alla UE.




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