Anche la Consulta snobba il Pd, respinto ricorso

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La Consulta ha dichiarato inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione presentato dal Pd contro l’iter di approvazione della manovra al Senato: un iter troppo compresso, secondo i ricorrenti, che non aveva permesso un esame dei contenuti del maxi-emendamento del governo. A fare ricorso era stato il gruppo del Pd al Senato e 37 senatori singolarmente.

La Corte doveva innanzitutto stabilire se questi soggetti fossero titolati a proporre un conflitto tra poteri dello Stato e ha deciso che lo sono i singoli parlamentari. Superato questo problema tecnico ha però respinto il ricorso perché nelle violazioni denunciate non ha riscontrato quel livello di manifesta gravità che avrebbe giustificato il suo intervento.

Allo stesso tempo, però, ha lanciato un monito: simili modalità di approvazione dovranno essere abbandonate per le leggi future, che altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità.

Il PD ha fatto la solita figuraccia. Ma non dubitate, l’obiettivo è esautorare il Parlamento – e quindi il popolo sovrano – attraverso continui ricorsi alle magistrature, compresa la Consulta.

La cui esistenza con decisione a maggioranza sulla costituzionalità delle leggi è, di per sé, lesione della sovranità popolare.

In pratica, l’esistenza della Consulta, dove 15 personaggi nominati possono cancellare leggi volute dai cittadini, è in contrasto con l’articolo 1 della stessa Costituzione: la sovranità appartiene al popolo.

Non è così. Per questo deve essere riformata, e la Consulta deve poter decidere solo all’unanimità: solo in questo modo, non sarebbe un organo politico non eletto.




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