I sindaci scafisti perdono 150 milioni da spartire con le coop: ecco perché protestano

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Tutta una questione di soldi.

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I sindaci scafisti non vogliono applicare il decreto Salvini per motivi più prosaici del loro buonismo patologico: denari da distribuire al sistema amico delle Coop dell’accoglienza.

Potete chiamarlo Mafia capitale, la mafia non si offenderà.

Leoluca Orlando, Luigi de Magistris, Dario Nardella, Antonio Decaro e altri, con la chiusura dei porti e l’applicazione del decreto Salvini, perderanno soldi, tanti.

Soldi che verranno stornati dai finanziamenti per l’accoglienza diffusa nei comuni e nelle aree metropolitane: oltre 150 milioni di euro solo per l’anno in corso.

Perché tra permessi umanitari ormai scaduti e richiedenti asilo ospitati negli Sprar che dovranno essere trasferiti nei centri di accoglienza straordinari o, in caso di diniego, nei centri per il rimpatrio il numero di ospiti si dimezzerà.

E così finisce la pacchia: perché i soldi non finivano certo ai cittadini, ma venivano redistribuiti a cooperative, enti cosiddetti benefici e onlu$ per l’accoglienza.

E distribuire soldi è potere, come insegna Lucano, indagato anche per voto di scambio: scelgo la tua onlus in cambio dei voti dei tuoi ‘volontari’.

Nella stessa misura Cittalia, la fondazione dell’Anci (l’Associazione nazionale dei comuni, quasi tutti PD) non andrà più a gestire la rendicontazione di migranti negli anni a venire intascando oltre 15 milioni di euro a triennio.

A voler fare i conti in tasca ai comuni dissidenti si arriva facilmente all’ammontare elargito negli ultimi sette anni a ciascuno di loro. A Palermo, per il 2019, non entreranno più nelle casse ben 14,5 milioni di euro da impegnare nello Sprar: una beffa per Orlando che proprio un anno fa annunciava assieme al suo assessore alla Cittadinanza solidale di voler trasformare tutti i Cas in accoglienza diffusa avendo già incassato il via libera di Minniti e dell’Anci. Il profitto? Ben 100 milioni di euro all’anno nelle casse del capoluogo siciliano. Napoli invece dovrà rinunciare a 5,4 milioni, Bari a 4,2 e Firenze a 3,9. E facendo un’ulteriore disamina delle grandi città accoglienti viene fuori il resto degli impegni di spesa che resteranno nelle casse dello Stato. Torino (6,3 milioni), Milano (14,4), Brescia (4,2), Bologna (14,8), Livorno (3,9), Roma (17,2), Salerno (3,7) e Reggio Calabria (5,6). Insomma non ci provino questi sindaci a nascondersi dietro il dito della pietas. A questa decurtazione solo parziale di fondi, pari a 99,3 milioni circa, si devono aggiungere le risorse dell’ultimo decreto firmato ai primi di febbraio 2018, ossia a un mese dalle elezioni politiche, da Marco Minniti. Ulteriori 50 milioni di euro che andavano ad allargare la platea delle piccole comunità, delle reti costituite da comuni minori consorziati tra loro e aperti all’ospitalità dei richiedenti asilo. Un sonoro stop anche per questi ultimi 170 territori che, assieme a tutti gli altri, andranno a perdere un altro milione e 400 mila euro frutto di quella quota a migrante (700 euro per ciascun ospite) elargita senza vincolo alcuno dal Viminale fino a tutto il 2018. Ed ecco che si arriva a un netto erariale di ben 150,7 milioni.




2 pensieri su “I sindaci scafisti perdono 150 milioni da spartire con le coop: ecco perché protestano”

  1. Vox, a proposito di copertine: ne vanno dedicate un certo numero, a pieno titolo, anche al compagnuccio vestido de blanco e alla sua ciurma di tripputi (molti) e ossuti (rarissimi) tonaconi seguaci.
    Foto che potranno coprire un periodo di qualche mese… diciamo fino a Maggio.

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