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Meluzzi aveva previsto gli omicidi di Pamela e Desirée: “In certe culture…”

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Il 29 gennaio dello scorso anno, veniva barbaramente uccisa e fatta a pezzi la piccola Pamela Mastropietro. Da uno o più profughi nigeriani con la protezione umanitaria.

Un uomo aveva previsto tutto. Lo psichiatra Meluzzi: perché solo uno psichiatra può comprendere la schizofrenia in cui versa la società multietnica.

Lo fece in un’intervista del 4 gennaio, sulla vicenda dell’immigrato somalo che travestito da infermiere tentò di stuprare una partoriente nella sala parto dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma.

Intanto la vicenda. Il travaglio era già cominciato quando l’africano aveva fatto irruzione e iniziato a palpeggiare la donna sulla coscia sinistra e nelle parti intime, masturbandosi davanti a lei. Una vera e propria violenza sessuale.

Meluzzi disse:

“La psichiatria qui c’entra fino ad un certo punto, il problema è culturale.

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Certamente si tratta di una personalità fortemente disturbata, ma allo stesso tempo dobbiamo fare attenzione: sarebbe un errore trattare questo caso soltanto dal punto di vista della psico-patologia. Il fenomeno è molto più complesso e investe la cosiddetta psichiatria trans-culturale, ossia lo studio dei nostri parametri diagnostici applicati ad altre culture e civiltà. Questo ci porta irrimediabilmente a rivedere i criteri rispetto all’effettiva capacità di intendere e di volere. In certe culture africane il fatto di percepire le voci in presenza di una certa esaltazione emotiva non è sufficiente per esempio a diagnosticare una schizofrenia. In certe strutture trans-culturali le amputazioni del corpo trovano una ragione culturale e rituale mentre da noi sarebbero delle mutilazioni di origine depressiva legate a disturbi della personalità. Dobbiamo dunque fare attenzione. Credo che in una cultura come quella somala, questa vicenda vada letta in chiave antropologica prima ancora che psichiatrica. In una società multietnica dovremo abituarci sempre di più ad eventi del genere. Non si può spiegare con la psichiatria ciò che in certe civiltà è tradizione come il considerare la donna solo e soltanto una preda.

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Per una persona con i mezzi culturali di Meluzzi era stato quindi ‘semplice’ annusare nell’aria quello che, di lì a pochi giorni, sarebbe accaduto a Macerata.

Perché non possiamo applicare i nostri criteri a comportamenti di individui che hanno una natura diversa dalla nostra. E se li teniamo tra noi, dovremmo abituarci a brutalità come quelle di Pamela. E Desirée.

Meluzzi concluse così il suo intervento:

“Non ce l’ho con gli immigrati, ma resto dell’idea che debbano rimanere nei loro paesi e costruire lì il loro sviluppo e il loro futuro. Se continueremo invece a dare l’idea che da noi le porte sono aperte, il benessere e lo sviluppo alla fine non lo avremo né noi e né loro. Ci ritroveremo alla fine con una plebe indistinta senza radici, senza cultura, senza identità, senza politica, senza valori, senza etica, senza diritti: una plebe che al massimo potrà fare la fortuna dei globalisti planetari non certamente quelli di una nazione e di un popolo.

Vogliamo ascoltarlo, prima che sia troppo tardi?