Svolta: ecco come i clandestini saranno fermati

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Svolta. Entro quest’anno la Libia sarà collegata alla rete di controllo Eurosur “Seahorse”, che invierà i dati in diretta alla centrale di Frontex a Varsavia, per contrastare le partenze dalla Libia, un controllo diretto sui trafficanti di clandestini.

In questo modo, finalmente, la guardia costiera libica potrà ricevere in tempo reale le coordinate dei barconi con a bordo i clandestini. Finora non avveniva.

A fine novembre è intanto terminato il corso di addestramento alla Maddalena per sessantaquattro militari della marina militare libica, in particolare della guardia costiera.

Un training volto ad acquisire conoscenze a bordo delle motovedette donate dall’Italia per chiudere definitivamente la rotto con un blocco navale italo-libico: altre 10 sono in arrivo.

Anche i quattro Paesi di Visegrad, per contrastare il flusso, si sono allineati alla politica di Roma e, meno di un mese fa, hanno stanziato trentacinque milioni di euro e acquistato quattro natanti nuovi da donare alla Libia.

Ma la frontiera marittima di fatto è già chiusa. Sono pochissime le barche che riescono a salpare e violare il blocco navale.

E’ stata creata una zona SAR libica nella quale la guardia costiera locale ha la primazia di intervento.

Il 28 giugno scorso il cosiddetto governo di Riconciliazione Nazionale (GNA) di Tripoli ha notificato all’IMO (International Maritime Organization) la costituzione di una zona SAR (Search and Rescue) con una centrale di coordinamento in territorio libico (Joint Rescue Co-ordination Centre: JRCC). Questo, di fatto e de jure, scarica l’Italia di responsabilità che si era assunta in base non si sa a che cosa.

Tra giugno 2014 e giugno 2017 sono arrivate dalla Libia via mare in Italia oltre cinquecentocinquanta mila clandestini, la gran parte proveniente dall’Africa subsahariana: negri, dicevano una volta. Nigeria, sostanzialmente. Ma anche Pakistan e Bangladesh. Zero siriani.

Ora gli sbarchi sono crollati. Il 91% è di sesso maschile, le femmine sono solo il 9%.

Al primo posto i tunisini.

Già da fine ottobre i respingimenti effettuati in Libia sono stati superiori agli arrivi in Italia. Una prima svolta. I dati si riferiscono in questo caso al 30 settembre 2018: 14.500 contro 12.500 migranti. Da allora, la proporzione è cresciuta in modo esponenziale.




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