Cristiani condannati a morte per blasfemia contro l’Islam

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Asia Bibi è solo uno dei tanti casi. Due fratelli cristiani sono stati condannati a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia. Si tratta di Qaisar e Amoon Ayub, cittadini di Lahore, arrestati nel 2015 dopo che uno dei due era stato accusato di possedere materiale offensivo nei confronti dell’islam sul proprio sito internet.

Nel Paese l’accusa di blasfemia scatena la reazione violenta dei musulmani, che sono il 97 per cento della popolazione, che minacciano i giudici. Nasir Saeed, direttore di Class, afferma: “A causa delle minacce dei fondamentalisti, i tribunali di grado inferiore passano la responsabilità alle Alte corti e queste impiegano anni prima di provare l’innocenza dell’accusato. È quello che abbiamo visto con il recente caso di Asia Bibi”.

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In Egitto un uomo di 43 anni, Abdo Adel di un villaggio a 200 chilometri a sud del Cairo, è stato accusato di blasfemia lo scorso luglio per aver scritto sulla sua pagina Facebook che Maometto era uguale a Gesù. I suoi concittadini sono corsi dalla polizia e l’uomo è stato arrestato con l’accusa di aver insultato il profeta e il contenuto dell’islam. Da allora è in carcere: è stato condannato a 3 anni di carcere (ne ha rischiati 5). Ma non è finita qui. Gli islamici del villaggio hanno attaccato diverse abitazioni di cristiani. In casi analoghi, i giudici egiziani condannano in primo grado l’accusato di blasfemia così da calmare le folle isteriche, poi in appello la pena viene ridotta o la persona scarcerata. Nel frattempo 90 musulmani accusati degli atti di violenza sono stati rilasciati.

Questo accade dove sono maggioranza. E pensare che in Egitto, gli autoctoni sono quelli che oggi vengono chiamati ‘Copti’, cristiani che dopo l’invasione arabo-musulmana hanno finito per divenire minoranza: ricorda qualcosa?




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