Lucano, soldi pubblici per il concerto di Vecchioni

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Nuove intercettazioni di Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, diffuse nell’ordinanza del tribunale del Riesame che ha imposto il suo allontanamento dal comune per timore di inquinamento delle prove e reiterazione del reato.

Lucano è infatti attualmente sospeso e sottoposto a divieto di dimora a Riace, dopo il coinvolgimento nell’inchiesta “Xenia”.

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Una rete di voti e di economia, quella cittadina, che 10 milioni di euro, arrivati dallo Stato, premette di alimentare. “Tutto questo sistema di associazioni sul territorio è stato, peraltro, realizzato da Lucano”, scrivono i giudici, “senza nessuna osservanza dei principi di economicità, efficacia e trasparenza procedendo direttamente alla selezione degli operatori economici (enti gestori) senza far ricorso alle prescritte procedure di evidenza pubblica. In tal modo ha gestito l’accoglienza, avvalendosi di diversi enti gestori da lui scelti e composti da persone a lui legate da intensi rapporti, nell’ambito dei progetti Sprar e Cas di: n°468 stranieri nel 2014; n°512 stranieri nel 2015; n°557 stranieri nel 2016; n°268 stranieri nel 2017 (fino al mese di settembre). Sono stati quindi veicolati a queste associazioni dal ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria somme di denaro per un ammontare di € 10.227.494,60”

Esemplare il momento quando Lucano si confida con un’interlocutore nel “brulicare di stratagemmi” per mettere delle toppe ai buchi contabili attraverso una molteplicità di false prestazioni, sapendo benissimo che tutti intorno a lui sottraggono denaro e fingono di lavorare.

Lucano: “Ce l’hanno con me non per questo, ce l’hanno con me perché hanno capito che io ho un atteggiamento diverso sul fottimento dei soldi, per questo ce l’hanno con me, chiaro e tondo… perché fino ad ora mi hanno preso per il culo e non ho detto niente, ora… Io non dico mai niente ma il problema è che non sono io perché vengono i rifugiati per protestare che non gli pagano i Pocket money, vengono gli operatori che gli hanno pagato lo stipendio fino ottobre, vengono i proprietari delle case che non gli hanno pagato la casa vengono tutti, non sono io…”

E a un interlocutore che gli parla delle firme raccolte a suo sostegno si fa scappare: “Ma tu ti immagini che vedevano che io facevo questi trucchi in questa maniera”.

“Ammette Lucano candidamente”, scrivono i giudici, “di averlo fatto in passato, di aver artatamente predisposto prestazioni personali mai effettuate, ma ora sa di non poterlo fare più. La sua immagine pulita verrebbe sporcata ed il mondo intero avrebbe visto un Lucano” con tanti “trucchetti”. “E tuttavia, si accorge di non aver altra scelta per la redazione della rendicontazione e la corresponsione dei finanziamenti”.

I giudici sono sconcertati per la sequenza di sotterfugi. Come con il frantoio per i migranti, acquistato con i soldi dello Stato (dei contribuenti) che Lucano e gli altri collaboratori sanno benissimo sia inservibile e “lasciato lì a marcire”, scrivono i magistrati. Stessa situazione per i “laboratori del cioccolato”, “la bottega equosolidale” e gli altri laboratori. Questione che emerge quando un ministro greco, che ha scelto Riace per conoscerne il modello, si ritrova in un pranzo organizzato dal sindaco ma pagato con i soldi dati dallo Stato al progetto degli immigrati minori non accompagnati.

“Lucano con la sua vivavoce confessa di aver speso per la festa dei santi Cosimo e Damiano oltre 100.000 euro di cui solo 45.000 per pagare il cantante Vecchioni. Si accertava che per la festa patronale di paese il Comune non aveva stanziato somme di denaro e che queste erano state in parte reperite presso le associazioni utilizzando i fondi ricevuti dal ministero e dalla prefettura per la gestione dei rifugiati.”

Lucano: “… mi sono mangiato 100.000 euro, solo Roberto Vecchioni è costato 45.000 euro…”

L’indagato vive oltre le regole, che ritiene, d’altronde, di poter impunemente violare nell’ottica del “fine che giustifica i mezzi”, spiegano le toghe.

E poi occorre evitare di perdere i finanziamenti della Prefettura.

Lucano: “Non li dobbiamo perdere i soldi per la prefettura, dobbiamo studiare un sistema… gli spariamo pure 2-3000 euro al mese… assistenti sociali, addetti alla rendicontazione, assistente legale”

“Tutto fa brodo pur di coprire gli ammanchi ed ottenere il finanziamento”, gonfiando fatture e continuando ad incassare per coprire i buchi e far sembrare che tutto sia in regola.

“La circostanza, sbandierata in tutte le salse”, dicono ancora i giudici, “secondo la quale l’indagato non avrebbe preso per sé neanche un centesimo di denaro pubblico, oltreché ancora suscettibile di rigoroso accertamento, non vale certo ad oscurare o allentare il dato che egli era il motore di tutto quel sistema, che era sindaco e al tempo stesso occulto presidente di fatto della più grossa associazione, che era il creatore primo ed assoluto della nuova Riace”.

Insomma, non è un caso che molti personaggi dello spettacolo stiano con lui.




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