Indagato il don Biancalani di Ferrara: sospetta “cresta sui profughi”

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Perché, sempre più preti si circondano di giovani maschi africani, invece di pensare alla Fede?

Numeri gonfiati per aumentare gli incassi sull’accoglienza dai contribuenti italiani. Tradotto: facevano la cresta sui finti profughi.

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L’origine dell’indagine. A far nascere i sospetti sono state le “criticità” riscontrate nel corso di un’altra indagine, a carico di Thomas Kuma Atongi e Nathalie Beatrice Djoum, presidente e vicepresidente della cooperativa Vivere Qui, che poi è stata estesa a tutte le realtà attive nell’accoglienza dei migranti tramite l’apposito bando dell’Asp, per verificare la corrispondenza tra gli ospiti giornalmente presenti e i 35 euro al giorno assegnati alle associazioni per ogni migrante accolto.

E tra le realtà indagate, anche ben 3 strutture legate a don Domenico Bedin, noto prete impegnato da anni nel business dell’accoglienza: il don Biancalani ferrarese.

Nel dettaglio le strutture sotto osservazione – che in totale al 3 ottobre ospitavano 910 richiedenti asilo – sono la coop Matteo 25 (il cui rappresentante legale è Ruggero Villani); la coop Ballarò di Palermo (Massimiliano Lombardo); la coop Un Mondo di Gioia di Padova (Antonietta Vettorato); la coop Meeting Point, l’associazione Nadiya e Viale K (legalmente rappresentate da don Domenico Bedin); la coop Airone (Angelo Lucio Bruno); la coop Camelot (Patrizia Bertelli); la coop Eccoci (Alessio Calzavara); la Onlus Amici della Caritas Ferrara-Comacchio (Paolo Falagusta); il gruppo locale Mons. F. Francesco (Silvano Bedin); l’associazione Accoglienza (Giorgio Lazzarato); l’agriturismo La Spagnolina (Antonio Calzavara); l’Opea don Calabria di Verona (Alessandro Padovani); il Centro Donna e Giustizia (Paola Castagnotto) e l’agriturismo La Torre del Fondo (Nicola Zamorani).

Secondo la convenzione tra Prefettura e Asp per l’anno 2018 (stilata dal precedente governo), il business dell’accoglienza a Ferrara ha un costo stimato di quasi 20 milioni di euro: voi capite che è una torta a cui molti vogliono dare un morso.

Il Gruppo Locale monsignor Filippo Franceschi, che racchiude le tre realtà del presidente don Domenico, gestisce tre strutture di accoglienza: la prima è il Cas Ca’ Frassinetta che ha sede in via Vallelunga, e dove i Finanzieri giovedì hanno svolto la perquisizione (ma il cui codice fiscale non è indicato nel decreto); ma all’appello mancano le altre due strutture gestite dalla “Franceschi” (e relativi ospiti) che si trovano in via Smeraldina a Cassana, oltre a quella di via Passega che però ha accolto migranti solo fino a luglio.

Mesi fa, don Bedin rispose piccato alle critiche del responsabile Sicurezza e Immigrazione della Lega, Nicola Lodi, respingendo l’accusa “troppo facile” di lucrare – “la parola significa in questo contesto “guadagno con mezzi illeciti o sulle disgrazie altrui” – sui profughi. “Quando la Coop avrà espletato tutte incombenze relative all’accoglienza ed assistenza degli ospiti – dice don Bedin – resterà forse qualche soldo che la Coop investe nel sociale come per l’inserimento lavorativo di detenuti o di giovani in difficoltà… Questo è il mio stile da sempre e Nicola lo sa bene. A proposito: caro Nicola ti ho visto per la prima volta nelle vesti di Naomo… sei sprecato! Staresti meglio a lavorare con me magari a dirigere una comunità”.

Ora dovrà rispondere agli inquirenti.




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