Le schiave italiane della Mafia Nigeriana – FOTO CHOC

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Prezioso e drammatico reportage dell’associazione City Report di Milano, in collaborazione con il reporter Bernieri.

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Tullio Trapasso, leader della associazione City Report:

”Visitiamo edifici occupati, che portano degrado al territorio. Ne abbiamo contati 242 a Milano e provincia : ex ospedali e consultori , addirittura un hotel intero…Noi andiamo di persona a scoprire le situazioni, scattiamo foto e giriamo video, e segnaliamo le situazioni critiche alle forze dell’Ordine e al comune di Milano, molte volte il proprietario di queste strutture”.

“ Lì c’è solo attività di spaccio, gestita dai nigeriani. Eroina gialla che viene venduta ai ragazzini. Dosi da cinque euro.”

Alla ex Maserati ci sono le squaw: Il termine lo hanno creato i maghrebini. Ragazzine bianche che si prostituiscono per avere in cambio la droga. Diventano le schiave degli spacciatori: i nigeriani le ostentano come status symbol.

Nello stabilimento dismesso della Maserati i volontari di City Report trovano un mattino alcune fotografie bruciacchiate: lasciti inquietanti di un sabba satanico ? Foto di bambine , bambini e di donne e accanto un grande manichino , un torsolo bruciacchiato che probabilmente fungeva da enorme bambola d ‘un culto misterico praticato dalla Ascia Nera, la mafia nigeriana che gestisce lo spaccio di eroina in Italia. Ad esame accurato il manichino sembra il reperto di culto noto a tutti : il vodoo.

E poi i materassi: le stigmate della triste realtà delle squaw, delle schiave dei pusher nigeriani ,delle tante piccole Pamela e Desirèe. Ne abbiamo trovate una decina al Palasharp.

Sentite cosa racconta Giulio Trapassi di City Report:

Le due porte sono attigue. Una porta è della comunità, l’altra è quella del Palasharp dismesso.

E vediamo una porta divelta, e anche un via vai di ragazzine giovani, italiane, che arrivavano in autobus da piazzale Lotto. Pensiamo: qui c’è un giro di droga. Alcune erano palesemente claudicanti, infebbrate, altre giovanissime, sembravano normali, con una bottiglia di birra in mano : alcune si intrattenevano un paio di ore, altre non uscivano più. Le nigeriane invece arrivavano , uscivano e poi andavano a bussare alla porticina della comunità. Allora pensiamo : “dentro al Palasharp succedono cose strane”.

Ci siamo stati tre volte: la prima cosa che facciamo sempre è girare intorno al perimetro di ogni struttura, per individuare le entrate ed eventualmente le vie di fuga. Abbiamo scoperto che c’è una entrata riservata ai nigeriani e due per i maghrebini e il loro imam. Non avendo una moschea, sono state installate dentro al Palasharp due strutture per far pregare i fedeli al venerdì. Non ci sono misure di sicurezza: le entrate sono delle porte antipanico , dove è stata sostituita la serratura. All’interno , nell’orario della preghiera, si trovano una ottantina di fedeli di cui una decina sono guardiani fissi, anche se abusivi, che si sono costruiti delle casette vicino alle entrate: alla porta numero 6 troviamo delle sentinelle. Ci sono dei veri posti di guardia. Dieci vere sentinelle. Che dormono dentro al Palasharp, vicino alle porte di ingresso. Con materassi, tv color, mobili. Non si sono mostrati sorpresi: ma ci hanno mostrato spavaldamente le armi..

Tutti armatissime, le sentinelle : lame, machete, armi da taglio molto grosse.

Entriamo con una scusa: ”come va questa struttura? È bella la moschea…?” chiedo

Un maghrebino risponde: “macchè moschea, questa è casa nostra.”

Vedo dei materassi per terra. “ perchè non andate in alto, sopra le gradinate, là ci sono gli ex

uffici.. “ chiedo.

“ No, là sopra è pericoloso, si sono i negri, tutti armati, non come noi,…. noi buoni…”

Accidenti, penso: “se qui c’è Abele, chissà come sarà Caino,di sopra…”

Abbiamo affrontato la paura: eravamo in otto . Siamo qui, ora balliamo, ci siamo detti.

Saliamo le gradinate. E’ la zona dei nigeriani. Tutta al buio. Finite le gradinate, troviamo dei veri appartamenti, tutti chiusi con catene. E’ l’alba. Noi siamo saliti in silenzio mentre i nigeriani dormivano: siamo al buio. Le finestre sono state oscurate.

Accendiamo dei fari : ed abbiamo scoperto delle ragazzine italiane che dormivano su dei materassi insieme a dei nigeriani , nelle stanze degli ex uffici. Alcune ragazze con la bava alla bocca, alcune allucinate: i giovanotti , palestrati, alti e grossi.

Tentiamo un approccio: io chiedo: “ ma cosa ci fare qui?”

Uno di loro si alza dal materasso, si mette a urinare davanti a me, con una mano si tiene il suo organo, nell’altra ha un machete. Noi scendiamo in fretta dalle scalinate. Il colosso nero ci guarda dall’alto…E continua a pisciarci addosso.

Scende a balzi, si avvicina. Nel buio non si vede molto. Me lo trovo davanti con il machete alzato C’è stata una piccola colluttazione. …Poi siamo tutti usciti dalla porta numero 6, molto in fretta…”

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Ecco chi sono i profughi nigeriani che stanno uscendo dagli hotel grazie al decreto Salvini.

Qui si perde tempo con i lavoratori in nero del padre di Di Maio, intanto abbiamo una vera emergenza: ragazzine rese schiave dagli spacciatori della mafia nigeriana.

Tutti arrivati coi barconi.

Salvini, vogliamo l’invio di militari, vogliamo una battuta di caccia.

Riprendiamoci le città, con la forza.

Leggendo questa testimonianza e guardando queste foto ci si chiede: come si fa a votare PD? Un partito che ha sacrificato le vostre figlie, nipoti e sorelle alla mafia nigeriana?




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