Fredy linciato dalla sinistra: “Ha subito ‘solo’ 10 furti”

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Secondo i pm Fredy Pacini avrebbe ecceduto nel difendersi, «percependo un tasso di pericolo superiore a quello reale». Come se fosse possibile percepire in modo corretto le intenzioni di un ladro armato di piccone o altro. Ma qui va rovesciato il concetto culturale: non esiste eccesso di difesa, se mi attacchi poi sono cazzi tuoi.

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Non solo. Ora i magistrati contestano il numero dei furti subiti da Fredy: non 38, dicono, ma 6. Di cui «solo» due a seguito di un furto consumato (nelle altre quattro si sarebbe trattato di «semplici» tentati furti).

I termini «solo», «appena», «semplici» sono tutti usati dai magistrati, a dimostrazione di quanto vivano in una bolla tutta loro. La reazione di Salvini: «Ma cosa cambia se le denunce sono 38 o 6? La verità è che un onesto lavoratore si è difeso perché si è sentito in pericolo di vita aggredito all’interno della sua proprietà».

Il comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Arezzo, Giovanni Rizzo, precisa all’Agi: «A noi risultano sei denunce da parte di Pacini dal 2014 a oggi, che diventano forse una decina andando più indietro negli anni. Certo, non 38», come invece dichiarato da Pacini che, per sentirsi più sicuro, aveva deciso di restare in azienda anche di notte.

Pacini più volte in passato aveva raccontato di essere «esasperato per i continui furti», e così quando ha visto il moldavo (un pregiudicato, latitante e dalla falsa identità sul passaporto) entrare nella sua ditta «impugnando un piccone», ha fatto fuoco con la sua Glock semiautomatica «mirando alle gambe». Uno dei cinque proiettile esplosi ha però reciso l’arteria femorale, e il moldavo è morto dissanguato mentre il complice è fuggito. L’avvocato del commerciante è sicuro: «È stata legittima difesa». Pacini dice: «Ho il cuore a pezzi, ma sono tranquillo con la coscienza. Ringrazio le migliaia di persone che su Facebook mi sostengono».

Non avere il cuore a pezzi, hai fatto il tuo dovere.




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