Desirée, toghe rosse di vergogna: vogliono salvare gli immigrati

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Si preannuncia uno scontro tra toghe, dopo la delirante decisione del Riesame. Se i pm avevano infatti accusato i quattro profughi di violenza sessuale di gruppo, per i giudici del Riesame il crimine non sarebbe stato commesso in branco ma si sarebbe trattato di abusi “commessi singolarmente”. Come se cambiasse qualcosa.

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Ma i pm non mollano. Da una parte i magistrati dell’accusa, convinti della loto teoria investigativa, dopo avere ascoltato le testimonianze. Dall’altra il Tribunale del Riesame che oggi ha fatto cadere alcune delle accuse nei confronti di due dei quattro immigrati accusati di aver violentato e ucciso Desirée Mariottini la notte tra il 18 e il 19 ottobre scorso a San Lorenzo.

Nel ricostruire l’intera vicenda, il gip Tomaselli ha scritto nell’ordinanza di custodia cautelare che “hanno dapprima somministrato alla ragazza” un mix di droghe, “perfettamente consapevoli del fatto che fossero potenzialmente letali per abusarne”. “Poi – si legge ancora – ne hanno abusato lungamente e ripetutamente, infine l’hanno lasciata abbandonata a se stessa senza adeguati soccorsi, nonostante l’evidente e progressivo peggiorare del suo stato”.

Due dei quattro immigrati, però, hanno presentato un’istanza al Tribunale del Riesame e i giudici hanno dato ragione ai loro avvocati. Il collegio ha infatti ritenuto che non ci siano elementi sufficienti per accusarli di omicidio, così ha fatto “cadere” questa parte delle accuse. Alinno Chima, detto “Sisco” e Brian Minthe restano comunque in carcere per l’accusa di spaccio, cessione di stupefacenti e violenza sessuale: ma non di gruppo. Perché il Riesame, con una interpretazione che fa vomitare, ha fatto “cadere” anche questa accusa, sostenendo che si sia trattato di abusi commessi singolarmente. Toghe rosse, si inventano di tutto pur di aiutare i migranti.

Ma la procura non ci sta. Secondo gli inquirenti gli spacciatori diedero alla sedicenne una quantità di droga sufficiente ad ucciderla e ne erano consapevoli. E’ omicidio, non un caso.

E poi, perché uno stupro fatto uno alla volta dovrebbe essere meno grave di uno contemporaneo? Sì, ok, anche in reati così odiosi ci possono essere gradualità di brutalità…ma insomma, non certo in questo caso.

Se non diamo una ripassata alla magistratura – corresponsabilità nel reato, nel caso chi loro liberano con decisioni aberranti ne commetta uno -, non arriveremo a capo di nulla. Perché c’è una minoranza che non fa giustizia, fa politica. Pessima politica.




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