Salvini: “Io sono un ministro sbirro”

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“Quando vogliono attaccarmi, anche mediaticamente, mi chiedono se faccio il ministro o lo sbirro, pensando di arrecarmi onta: io rispondo con immenso orgoglio che faccio tutte e due le cose che sono due missioni, non due professioni”.

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“Il mio compito da ministro è trovare un po’ più di fondi, un po’ più di uomini e donne per le forze dell’ordine, perché pacche sulle spalle, elogi ed encomi a chi lavora in strada e rischia la vita non bastano”.

“Da ministro cerco di portare più soldi ma anche quello che nella manovra non c’è: rispetto, dignità e onore per chi indossa una divisa. E io farò tutto il possibile perché chi indossa la divisa non possa essere non dico sfiorato, non dico vilipeso ma nemmeno messo in discussione. Non tollererò che l’errore passato di uno metta in discussione l’eroismo e la professionalità di centomila”.




Un pensiero su “Salvini: “Io sono un ministro sbirro””

  1. Sottopongo alla Vostra attenzione
    Un’articolo della rivista “Gefira” che riguarda TUTTI NOI:

    L’Unione Europea e la Moneta unica sono state
    scientemente strutturate affinchè la democrazia dei singoli paesi fosse ridotta a sistema idraulico sanitario ed i politici/governanti divenissero semplici marionette, prive di qualunque iniziativa nell’ambito dell’elaborazione e realizzazione di politiche socio-economiche.
    Se un Governo manifesta di avere una forza propria – nascente dall’accertato consenso democratico che lo legittima- nel perseguire il benessere e lo sviluppo della comunità sociale nazionale, allora l’intero Paese sarà sotto attacco (il deficit, lo spread, il debito pubblico, le procedure di infrazione, la bancarotta..), con un unico scopo: la riduzione all’obbedienza e alla sottomissione in nome di un modello unico di assetto capitalista finanziarizzato che, nei secoli, non tollera (auto)critiche e deviazioni.
    L’ammonimento agli italiani effettuato

    è una ulteriore testimonianza della drammaticità del momento storico a cui corrisponde un’assoluta inconsapevolezza da parte del popolo italiano della posta in gioco.

    1 – GLI ITALIANI DEVONO CAPIRE CHE IL LORO PAESE È IN GUERRA
    «Il conflitto tra l’Unione europea e l’Italia è una vera e propria guerra finanziaria.»
    I paesi dell’eurozona non possiedono più una propria moneta e per questo motivo sono obbligati a limitare pesantemente il deficit.
    Se i paesi all’interno dell’eurozona non riescono a soddisfare il proprio fabbisogno con i sempre più limitati mezzi che vengono loro concessi, senza un intervento della BCE, questi rischiano di andare in bancarotta.
    Nessuno conosce quali possano essere le conseguenze di un default italiano o della ristrutturazione del suo debito, ma, sicuramente, questo potrebbe portare alla fine dell’esperimento dell’euro e del massacro sociale che questo ha portato.
    Per rendere l’euro sostenibile, le élite finanziarie europee vogliono che gli italiani riducano le loro spese e trasformino il deficit in un surplus di bilancio (al lordo degli interessi passivi sul debito!).
    Tuttavia, considerata anche la contrazione dell’andamento demografico del paese, il deficit del bilancio italiano non può che aumentare.

    La Commissione europea ha respinto il bilancio italiano perché Roma vuole aumentare il proprio deficit ben oltre il limite di ciò che brama la Commissione Europea.
    «Questo è il primo bilancio italiano a cui l’UE non piace», ha scritto il vice primo ministro Luigi Di Maio su Facebook: «Nessuna sorpresa: questo è il primo bilancio italiano scritto a Roma e non a Bruxelles!»
    Ovvero i governi precedenti erano totalmente subalterni agli interessi stranieri.
    Matteo Salvini ha aggiunto: «Questo [il rifiuto del piano di bilancio italiano da parte dell’UE] non cambia nulla» – «Non stanno attaccando un governo ma un popolo. Queste sono cose che faranno arrabbiare ancora di più gli italiani»,
    Il Paese è entrato in un inverno demografico e una crescita economica sostenibile è difficilmente pensabile per il prossimo futuro.

    Come nel caso di tutta l’Europa, l’Italia ha bisogno di un piano per sostenere l’invecchiamento ed il declino della popolazione. Come se non ne fosse a conoscenza, l’establishment di Bruxelles-Francoforte vuole solo che l’Italia si attenga al suo programma di austerità, cioè diminuisca la spesa pubblica e faccia cadere l’attuale governo Conte, che rifiuta di conformarsi.

    Per espellere dal potere il primo ministro, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, l’Unione Europea farà di tutto per far saltare il settore bancario italiano come ha fatto in Grecia e a Cipro. Nel 2015 la Grecia ha chiuso le sue banche obbligandole a rimanere chiuse per sei giorni, e la banca centrale ha imposto restrizioni per evitare la fuga dei capitali dal Paese.
    Jeroen Dijsselbloem, ex capo dell’eurogruppo, suggerisce che i mercati finanziari dovrebbero cercare di abbassare il valore delle obbligazioni italiane.
    Un valore obbligazionario più basso eroderebbe il capitale delle banche italiane con l’obiettivo di renderle insolventi. Mario Draghi, capo della BCE, ha avvertito la scorsa settimana che una recente svendita di titoli di stato italiani è destinata a intaccare il capitale delle banche italiane che, di titoli, ne possiedono per un valore di circa 375 miliardi di euro.

    Le osservazioni del presidente della Banca Centrale Europea sembrano accuratamente preparate come fossero propedeutiche ad un altro attacco deliberato al sistema finanziario italiano.
    È molto insolito per dei banchieri centrali avvertire le banche sotto la loro supervisione possono essere soggette ad un’insolvenza, operando allo stesso tempo in modo da provocare una preventiva corsa agli sportelli.
    Il ruolo della banca centrale dovrebbe essere proprio quello di salvaguardare il sistema creditizio.

    «Trovo inappropriato per il responsabile della stabilità finanziaria in Europa dare l’allarme, anche se ammorbidito in seguito, sulla salute degli istituti di credito italiani dal momento in cui l’Italia è uno dei paesi sotto la sua supervisione bancaria» ha fatto presente il senatore Alberto Bagnai.

    Il governo italiano sa di essere sotto assedio e studia come proteggere le banche dalle autorità bancarie europee.
    Roma deve escogitare una strategia nazionale per preservare il suo sistema bancario, anche se questo è contrario alle regole europee.
    Il premier Giuseppe Conte ha chiesto alle agenzie governative di preparare opzioni per aiutare gli istituti di credito se il calo del valore delle loro posizioni in titoli di Stato imponesse loro di ricapitalizzare le banche.
    La leadership a Roma non può lasciare i burocrati di Bruxelles o Francoforte decidere se le banche italiane sono insolventi o meno. In teoria, ogni governo sovrano può dichiarare un banca solvente con un colpo di penna. Le autorità italiane possono rifiutarsi di chiudere le loro banche e costringerle a rimanere in attività. A differenza della Grecia, l’Italia ha un avanzo commerciale e il paese non dipende da prestiti dall’estero per pagare le proprie importazioni.
    Mantenere aperte banche insolventi indebolirebbe ulteriormente l’affidabilità dell’euro come moneta comune. Per mettere ancora più pressione al governo italiano, Karsten Wendorff, membro dell’Advisory Board delle banche federali tedesche, ha suggerito di confiscare proprietà private italiane per far fronte agli obblighi del debito pubblico italiano: «Invece di un fondo europeo che acquisti obbligazioni governative italiane e che alla fine sarebbe sostenuto dai contribuenti europei, dovrebbe essere creato un fondo nazionale», ha scritto Wendorff nella Frankfurter Allgemeine Zeitung di sabato scorso.

    Se il piano venisse implementato, significherebbe che i proprietari di case italiane sarebbero obbligati a pagare il 20% del loro valore patrimoniale a banche straniere. Il piano è prima di tutto un avvertimento alla dirigenza di Roma contro la violazione delle regole di bilancio a loro imposte. La Germania è disposta a confiscare tutto ciò a cui ritiene di avere diritto.

    L’opinione pubblica italiana non è consapevole della gravità della situazione. Tanto il governo quanto il popolo italiano dovrebbero rendersi conto che sono in guerra contro l’establishment europeo che, alla fine, intende rimuovere dal potere gli uni ed assoggettare l’altro. Per vincere questa battaglia c’è bisogno tanto del sostegno incondizionato degli apparati di sicurezza dello Stato quanto del popolo italiano.
    Il vero confronto tra Roma da una parte, e Bruxelles e Francoforte dall’altra, tuttavia, non dovrebbe scoppiare prima delle elezioni del Parlamento europeo.

    2 – CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
    La situazione è gravissima: i mezzi di informazione sono schierati compattamente con gli assedianti. Conduttori televisivi, giornalisti e gran parte degli esponenti della cultura collaborano accanitamente a delegittimare il governo in carica come se in gioco ci fossero solamente gli interessi di parte, e di classe, comunemente contesi nella lotta politica nazionale.

    Sfugge completamente la questione di relazioni internazionali, con la scusa dell’evanescente ordine eurosovranazionale (…del mercato che, oltre a depredare con la barbara ingordigia del lanzo morto di fame ed impestato, non ha altro ruolo o responsabilità).

    È come se fosse avvenuto l’8 settembre, i patrioti organizzassero il comitato di liberazione nazionale per liberare l’Italia dal nazifascismo insieme agli Alleati ma – incredibilmente – nessuno è al corrente della guerra in corso.
    Anzi, le élite – senza mostrare alcuna dignità morale o minima spessore culturale, e spiritualmente tese all’elevazione tipica di qualsiasi parassita – mostrano il loro disprezzo verso il popolo italiano supportando con ogni mezzo la distruzione del Paese e lo spoglio del patrimonio dei suoi abitanti. Lo spoglio del lor futuro, delle possibilità della loro prole – per chi ha avuto la possibilità ostacolata in tutti i modi di metterla al mondo; la sottrazione della possibilità di curarsi, di avere una previdenza sociale e un domicilio in cui vivere come invece la Costituzione prevede.

    La Costituzione: questo ultimo baluardo all’espugnazione della Repubblica Italiana.

    Per ottenere definitiva spoliazione, l’élite è disposta a collaborare con lo straniero nonostante questo comporti la sua stessa autodistruzione: come i fedeli al regime fascista, tutti gli uomini fedeli all’establishment euroliberista piazzati nelle istituzioni dai precedenti governi, governi subalterni agli interessi dello straniero, collaborano facendo ostruzione con tutti i mezzi, propagandando una lisergica pubblica narrazione fatta di moralismo ipocrita, stravolgimento di realtà storiche (e ci si crede!), insulti, affermazioni che ripugnano anche il più apatico degli esseri umani.

    Una vergogna che rimarrà nei secoli del nostro Paese.

    Tutto ciò nella completa inconsapevolezza degli italiani, che si danno addosso l’un l’altro aizzati dalla propaganda volta al divide et impera: probabilmente ancora divisi in fascisti ed antifascisti. Ma con le parti ribaltate a dispetto di quello che la propaganda totalitaria fa passare quotidianamente attraversi i suoi canali.

    Il tedesco Frans Timmermans, il vice-presidente della Commissione Europea, dà dell’autocrate al presidente degli Stati Uniti d’America.

    Himmler che dà del tiranno a Roosevelt.

    Il mondo è, come sempre da quando esiste l’oppressione di classe, ribaltato sottosopra nella coscienza della gran parte delle persone ignare.

    Vanno svegliate.

    Sui social, tramite ogni mezzo di comunicazione, in ogni comunità sociale. Una a una.

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