Test di italiano per cittadinanza: tolto da Monti, rimesso da Salvini

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“Siamo molto soddisfatti dell’approvazione al Senato del Decreto Sicurezza – dichiarano i parlamentari leghisti Simona Pergreffi e Daniele Belotti – perché è un’altra promessa mantenuta dalla Lega”.

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“Dopo l’assunzione di nuovi 8000 agenti di polizia e il drastico calo dell’81% rispetto al 2017 degli sbarchi di migranti clandestini sulle coste italiane, ecco un altro importante provvedimento per la sicurezza del Paese voluto dal ministro Salvini”.

“Siamo doppiamente soddisfatti – spiegano i due parlamentari bergamaschi – perché nel decreto è stato recepito un nostro emendamento (presentato poi al Senato a prima firma Pergreffi) con cui viene ripristinato il requisito della conoscenza della lingua italiana che il governo Monti nel 2013 aveva abolito quando aveva cancellato i test che i richiedenti dovevano svolgere nelle autorità di pubblica sicurezza. Nella fattispecie il nuovo decreto sicurezza prevede che –la concessione della cittadinanza italiana è subordinata al possesso, da parte dell’interessato, di un’adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1-”.

“Con il ripristino della conoscenza della lingua – continuano Pergreffi e Belotti – ci rimettiamo alla pari degli altri paesi europei (e non solo) che prevedono test di lingua e alcuni anche di educazione civica e di storia come requisito per l’ottenimento della cittadinanza. Il nostro è un provvedimento volto a favorire la vera integrazione, visto che la cittadinanza non deve essere considerato come un diritto, ma come un premio”.

“Da sindaco – precisa la senatrice Simona Pergreffi – mi sono trovata di fronte, in occasione di una cerimonia per il rilascio della cittadinanza, stranieri incapaci di leggere e scrivere in italiano nonostante vivano in Italia da anni. Sono soprattutto le donne islamiche, spesso rinchiuse in casa e senza alcuna vita sociale, quelle più in difficoltà: non è certo questo il nostro modello di integrazione. Quando non c’è l’integrazione, aumentano i costi sociali, l’insicurezza e il degrado”.

In effetti è proprio dal 2013 che è iniziato il boom delle cittadinanze concesse a botte di 200mila l’anno. Si spera che il requisito e il raddoppio del tempo (4 anni) necessario ad esaminare le richiesta, diminuisca drasticamente questa svendita annuale: ma deve essere solo un passo verso lo ius sanguinis.

Non l’avremo con l’attuale governo, ma l’attuale governo può fare molto più di questo. E’ necessario. E’ vitale.




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