Pernigotti, cioccolata amara: sindaco Novi protesta

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Pensavano che ai turchi di Tuskoz interessasse salvaguardare l’occupazione italiana e pensassero a un piano di rilancio. A casa 100 persone. Ma il marchio rimane, ‘turco’, e con produzione delocalizzata

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“E’ una decisione assurda e inaccettabile. Occorre capire le cause che hanno portato la proprietà a presentare sempre solo perdite, nonostante il settore dolciario tiri”. Lo ha affermato il sindaco di Novi Ligure (Alessandria), Rocchino Muliere, dopo l’annunciata chiusura della Pernigotti, storica azienda del cioccolato. “Parliamo di una proprietà che non ha mai investito un euro sullo stabilimento”, ha aggiunto.

Al di là della Pernigotti, l’apertura delle frontiere economiche e fisiche, con l’ingresso di Paesi come la Romania in Ue, mette i lavoratori italiani in diretta concorrenza con chi è disposto – vivendo in zone dove tutto costa 1/5 – a stipendi che sono 1/5 di quelli italiani. E’ evidente che, al di là di imprenditori patriottici e di imprese che non possono rinunciare alla qualità, molti decidano di produrre fuori dall’Italia per poi esportare in Italia.

Sono quasi costretti, una volta che inizia uno di loro. Non potrebbero stare sul mercato.

Per questo è essenziale la politica dei dazi. Perché riequilibria la differenza nel costo del lavoro, rendendo non più conveniente ‘delocalizzare’.

Ps. I marchi non possono essere qualcosa che esiste al di là e oltre il territorio in cui sono nati. Se qualche cinese comprasse il marchio Ferrari e poi lo usasse su auto prodotte in Cina, sarebbero Ferrari?




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