Sant’Egidio sabota l’Italia in Libia, vuole riaprire il traffico umanitario?

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La famigerata comunità di Sant’Egidio lavora per riaprire la rotta libica, di fatto tentando di sabotare la pacificazione della Libia.

Visto che Sant’Egidio fa parte di quella galassia ‘cattolica’ impegnata nel progetto di sostituzione etnica degli italiani attraverso l’importazione massiccia di immigrati, e che gestisce con tutto il sistema vaticano l’accoglienza di migliaia di sedicenti profughi:

E’ facile capire quali sono gli interessi che muovono questo tentativo.

In tanti paragonano la comunità ad una sorta di secondo Vaticano, in grado di tessere autonomi rapporti diplomatici. Del resto non sono pochi i capi di Stato che, in visita in Italia, vogliono fare una capatina nella chiesa di Sant’Egidio a Roma.

La comunità incarna ciò che vuol realmente significare il termine di “diplomazia parallela“, dove cioè uno o più privati riescono ad avere ampia autonomia fino a sviluppare propri rapporti internazionali.

Ricordiamo che al tempo del primo governo abusivo, riuscì ad imporrà il suo capo Riccardi al ministero che poi fu di Kyenge. Un fanatico, Riccardi, la cui missione era ed è la destrutturazione etnica dell’Italia.

Per questo, sono pronti a creare confusione in Libia.

Si legge sul sito della comunità, che nel sud della Libia a fine ottobre viene organizzato un convegno sulle prospettive di sviluppo del Fezzan. L’incontro ha come scenario la città di Ghat, la seconda dopo Sebha del sud del paese e centro importante per i Tuareg. Ad organizzare la due giorni di dibattito è per l’appunto la comunità di Sant’Egidio. Basta questo per scatenare l’irritazione del governo di Tripoli guidato da Al Serraj. “Sosteniamo il vertice di Palermo del 12 e 13 novembre – si legge in un comunicato diffuso dalla commissione per la società civile del governo tripolino – Ma condanniamo le attività di Sant’Egidio in Libia con alcune componenti libiche, che si svolgono senza alcun permesso legale che le consenta”. Nel comunicato si fa riferimento anche a quella che viene definita una presunta “violazione delle leggi libiche e internazionali da parte di Sant’ Egidio”. Una reazione stizzita dunque, che al tempo stesso mette in imbarazzo anche l’esecutivo guidato dal premier Conte.

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L’Italia infatti ha nel Fezzan la regione dove si concentrano la gran parte dei suoi interessi economici, specialmente di natura petrolifera. Proprio a Ghat nei mesi scorsi doveva partire una missione italiana volta a garantire maggiore stabilità della regione ed a bloccare i flussi migratori che arrivano dal confinante Niger, ma poi il perdurare delle tensioni tra le varie etnie e fazioni in lotta ha bloccato tutto. Le iniziative della comunità di Sant’Egidio, come affermato da alcuni diplomatici al quotidiano La Verità, non sono percepite positivamente dal governo italiano. Da un lato esse appaiono svolte, come sottolineato dalle autorità di Tripoli, scavalcando il governo con sede nella capitale libica (anche se, a dir la verità, tale esecutivo non ha alcun controllo di questa regione in mano a gruppi e milizie), dall’altro preoccupano in quanto potrebbero incidere politicamente e diplomaticamente in un contesto già molto precario.

L’Italia guarda con molta attenzione al Fezzan, così come la Francia. Italiani e francesi, negli ultimi 18 mesi, si sono quasi contesi i gruppi più importanti operanti nel sud della Libia. Nel marzo 2017 almeno trenta fazioni del Fezzan si sono riunite al Viminale convocate dall’allora ministro Minniti per concludere un accordo sul controllo delle frontiere. Pochi mesi fa la stessa operazione è stata fatta all’Eliseo su iniziativa del presidente francese Macron. Chiaro dunque che le iniziative private della comunità di Sant’Egidio potrebbero, quasi paradossalmente, apparire come un vero e proprio fuoco amico.

I rapporti tra comunità di Sant’Egidio e Francia
Per di più poi che la comunità ha con Parigi ottimi rapporti. Ben si conosce il duello tra Italia e Francia che attualmente intercorre sulla Libia, da qui le ulteriori preoccupazioni trapelate dalla Farnesina. Lo scorso 26 giugno, in occasione della visita del presidente francese Macron a Roma, presso l’ambasciata di Francia il capo dell’Eliseo ha incontrato una delegazione della comunità di Sant’Egidio. Tra gli argomenti affrontati proprio la questione relativa al Fezzan. Il 18 giugno invece Mauro Garofalo, che all’interno della comunità gestisce il ramo dei rapporti internazionali, è a Parigi dove tiene alcuni incontri al ministero degli esteri francese. Non è dato sapere se anche in quell’occasione si sia parlato o meno del Fezzan, ma questo certifica ancora una volta i rapporti molto solidi tra la comunità di Sant’Egidio e la Francia.

Un governo veramente populista, mettere questa organizzazione in condizione di non nuocere. Nei Paesi democratici non esistono entità più o meno private che tessono rapporti diplomatici come se fossero entità pubbliche.

E se il loro lavoro entra in contrasto con quello dello Stato, mettendone a rischio gli interessi, si mettono fuorilegge.




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