E’ allarme per i camionisti migranti senza patente

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Ecco cosa ha scoperto il FQ:

“Gli interessi delle grandi imprese di autotrasporto e la globalizzazione stanno uccidendo le piccole e medie aziende come la mia”, denunciò al Quotidiano Nazionale Dario Mongodi, camionista 65enne.

“Sulle lunghe tratte, quelle internazionali, ma anche nella distribuzione al Sud Italia, capita spesso la manipolazione dei cronotachigrafi – ammette Mongodi – Taroccandoli si riesce ad arrivare all’ora stabilita e non si incappa nella penalità che comporta il non ritiro della merce. Tutti sanno che succede, ma a nessuno interessa. Oggi c’è troppo traffico, i tempi di attesa sono triplicati e al massimo si riescono a percorrere 400 chilometri al giorno, il resto è quasi sicuramente fuorilegge. Prima del Duemila le 14 ore di guida quotidiana rendevano molto di più”.

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Alla radice, come vorrebbero fare per i taxi e come hanno fatto per i negozi, la cancellazione delle licenze di trasporto. La liberalizzazione che ha comportato la riduzione del costo del lavoro e che ha costretto i camionisti a guidare di più e in peggiori condizioni pur di tornare a guadagnare: è il liberismo senza regole. La concorrenza, quando è guidata dall’eccessiva offerta (troppi autisti), non è positiva: “Io la chiamo la calata degli Unni dell’ Est, non solo rumeni o bulgari. Io pagai dieci licenze per dieci tir 350 milioni di lire. Poi è stato inventato il cabotaggio, che consente di impiegare lavoratori da Paesi dove la manodopera costa un terzo e farli guidare in Italia, pur pagando le tasse nei loro Paesi”.

La differenza, come al solito, la fa il costo del lavoro. Se un lavoratore dell’Est costa al lordo circa 1800 euro al mese, quello italiano può arrivare anche a 4.500 euro lordi.

E’ sempre l’immigrazione. Quando apri le frontiere, indebolisci le difese. Ci guadagnano poche multinazionali, ci perdiamo tutti. Alcuni la vita.




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