Ferite su gambe e braccia, Desirée si è ribellata agli africani

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Desirée ha provato a difendersi prima di perdere conoscenza a causa del mix di droghe.

Ha resistito fino a quando ha avuto le forze di farlo, al brutale stupro del branco di immigrati.

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Ha cercato di liberarsi dai suoi aguzzini africani, Desi, ma non c’è riuscita. Loro erano troppi. Lei era troppo piccola e debole. E noi non eravamo lì a proteggerla.

Secondo la ricostruzione della procura la ragazzina avrebbe provato più volte a liberarsi dalla presa dei violentatori con il permesso umanitario. Lo testimoniano le ferite a gambe e braccia: “La minorenne mediante costrizione delle braccia e della gambe veniva costretta a subire ripetuti rapporti sessuali”, è scritto nelle carte della perizia.

Una testimone: “Il mio amico Koffy mi ha riferito che Paco, Sisco, Ibrahim e Youseef avevano abusato della ragazza. In particolare mi diceva che per primo Youssef era entrato nella stanza con la ragazza. L’ha visto bene perché era andato a stendere i panni. Poi, dopo di lui, nel container è entrato Paco e poi iniziava il via vai degli africani”. Il via vai degli africani. L’Italia è tutto un via vai di stupratori africani con il permesso umanitario.

Ha sofferto Desirée. Ha capito. Mentre i suoi aguzzini ridevano, in fila per stuprarla, e lei moriva. Lentamente.

A leggere quello che è accaduto, è molto strano che non ci sia ancora stato un ‘Luca Traini’ a Roma.




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