Profughi crudeli: “Meglio morta lei che noi in galera”

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Gli indagati hanno agito con pervicacia, crudeltà e disinvoltura” mostrando una “elevatissima pericolosità e non avendo avuto alcuna remora”.

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Queste le motivazioni del gip Maria Paola Tomaselli nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per i tre ex profughi africani accusati dello stupro e morte di Desirée Mariottini.

“Meglio che muore lei che noi in galera”. E’ la frase choc, riportata nell’ordinanza del gip, che secondo i testimoni avrebbero pronunciato i 3 indagati.

Ma qui non basta. Noi vogliamo chi era lì e non ha fatto nulla in galera. I ‘testimoni’ sono fottuti complici. Come sono fottuti complici gli italiani che vedono l’Italia stuprata ogni giorno dai migranti e, invece di agire, si voltano dall’altra parte.




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