La banda di profughi nigeriani che ha ucciso 16 italiani – VIDEO

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La maxi retata dello scorso luglio non ha estirpato il problema: in città si vende ancora l’eroina gialla killer. E i residenti hanno paura: “Non usciamo la sera”

Sono gli spacciatori della mafia nigeriana arrivati con i barconi.

Ospiti tra la caserma Serena e altri centri profughi di Mestre, Venezia. A decine passati sotto i tetti messi dallo Stato a disposizione di quanti sbarcano sulle coste italiane dicendo di fuggire dalla guerra, dalla fame, dalle malattie. In realtà fuggono dalla noia per venire a spacciare.

Al servizio della banda sgominata a luglio dal blitz antri droga nel reticolo di vie che circondano la stazione ferroviaria di Mestre.

Profughi responsabili della morte di 16 italiani con la terribile «eroina gialla», tutti vivevano della rete di accoglienza diffusa sul territorio per rispondere all’emergenza migranti.

Clamoroso, in particolare, appare il caso di Emanuel Obaraye: ospite della caserma Serena, all’interno del complesso militare gestito dal 2016 dalla Nova Facility recuperava le dosi dai corrieri, le preparava e le smistava attorno alla struttura, permettendo ai complici di rifornirsi ovviamente in cambio di soldi, che diligentemente venivano messi da parte.

Episodi recentissimi, risalenti a dicembre 2017 e a gennaio 2018: secondo gli inquirenti, Obaraye non ha mai smesso di gravitare attorno alla caserma.

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L’eroina gialla è una droga devastante che ha trasformato quella fetta di Venezia nella capitale dello spaccio del Nord-Est. La “gialla” è fino a cento volte più pura dell’eroina che solitamente si può trovare in strada: viene tagliata con un potentissimo analgesico a uso ospedaliero, il Fentanyl, che ha un’efficacia molto superiore alla morfina. In via Monte San Michele, il clan dei nigeriani la produceva in un laboratorio clandestino e poi si occupava di smerciarla dall’alba fino a notte fonda per le vie della città, servendosi di decine e decine di pusher, in bicicletta e non.

La mafia nigeriana ringrazia Ong e PD. Da tempo andiamo dicendo che sarebbe necessaria un’indagine per individuare eventuali finanziamenti della mafia nigeriana a chi traghetta clandestini in Italia.




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