I porti chiusi affondano Mafia Capitale: “Accoglienza” in crisi

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Cosa accade quando un’industria che aveva basato la propria esistenza su una “monocoltura” vede mancare l’unico fonte di guadagno? Chiude.

E’ quanto sta accadendo al business dell’accoglienza. Cooperative, Srl, associazioni, Onlus e Ong varie che avevano lasciato il settore anziani e disabili per il molto più remunerativo business dei profughi sono in crisi.

E’ l’effetto dei porti chiusi.

La conseguenza del calo dell’80% degli sbarchi ha una conseguenza diretta: occorrono meno posti nei centri di accoglienza e chi ne aveva aperti si trova senza clienti. Il che spiega la folle e violenta reazione al decreto voluto da Salvini, quello che taglia la protezione umanitaria, vera truffa che ha trasformato centinaia di migliaia di clandestini pakistani e nigeriani in clienti per le coop.

Ad oggi ce ne sono 122mila che a breve dovranno abbandonare gli hotel. Un dramma per tutti i Mimmo Lucano d’Italia.

Come scrive La Verità, un esempio lampante arriva dal Cara di Mineo. Qui saranno ospitati ben 600 immigrati in meno rispetto al passato. Da 3mila a 2.400: sono sempre molti, e costano 40,9 milioni di euro, ma il taglio produrrà comunque un calo degli introiti. Tanto che i sindacati sono già sul piede di guerra visto che circa 200 persone rischiano di perdere i posti di lavoro.

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Oltre al Cara di Mineo, ci sono altri casi in tutta Italia. A Bergamo la Ruha ha annunciato che rivedrà il personale e altre, scrive La Verità, potrebbero chiudere. “Mentre si riduce in maniera netta l’accoglienza a profughi, migranti e transitanti su tutto il territorio nazionale a seguito delle nuove politiche adottate dal governo in carica – spiegano Sara Pedrini di Fp-Cgil e Alessandro Locatelli di Fisascat-Cis – e mentre si prevede la riduzione dei fondi ad essa collegata, si è giunti anche nella nostra provincia a una grave situazione di difficoltà delle realtà sociali che operano in questo settore”.

Situazione simile si è registrata a Benevento (120 lavoratori licenziati da un Cas), in Molise (3mila posti in 80 strutture ora in crisi) e a Biella, dove dei 663 posti disponibili solo 500 erano occupati. E così hanno chiuso un centro di Vercellino, un altro a Granero e chissà che altri non seguano la stessa strada. In fondo è stata la responsabile della coop Maria Cecilia, Enzo Calise, ad ammettere che “gli arrivi sono quasi nulli” e chi ancora dorme nei centri di accoglienza sono in Italia già da tempo. Manca insomma il ricambio. Quello che mantiene le strutture sempre piene.




Vox

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