Bologna, 2 anni in una grande villa per i profughi senegalesi

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Uno spazio abitativo nell’attesa che si espleti l’iter della richiesta d’asilo, ma ha come obiettivo quello di creare un modello di accoglienza basato sulla qualità dell’intervento sociale ed educativo: si chiama Casa Makeba e inaugura ufficialmente a un anno dalla sua apertura.

Si tratta di un Centro di Accoglienza Straordinaria gestito, in Associazione Temporanea d’Impresa, da Antoniano onlus e ArciSolidarietà.

Il progetto, avviato da un anno, non mira a offrire solo uno spazio abitativo nell’attesa che si espleti l’iter della richiesta d’asilo (circa due anni), ma ha come obiettivo quello di creare un modello di accoglienza basato sulla qualità dell’intervento sociale ed educativo: per questo motivo, grande importanza rivestono le attività di segretariato sociale, sanitario, legale, il corso di italiano a cura di due docenti qualificate, i tirocini formativi e le attività sportive.

Per rendere quest’esperienza il più possibile costruttiva e aggregativa, si è deciso di sfruttare anche gli spazi esterni annessi alla struttura, dando vita a un orto e a una ciclo-officina – sempre nell’ottica di fornire agli ospiti una formazione specializzante.

La struttura – situata presso l’ex Circolo Sardegna, in via Stalingrado 81 – si sviluppa su tre piani all’interno di un parco cittadino e attualmente accoglie 28 richiedenti asilo più un nucleo familiare, per un totale di 32 persone. Gli ospiti arrivano per la maggior parte dal continente africano (Mali, Senegal, Nigeria, Costa d’Avorio), più una piccola rappresentanza del continente asiatico (Bangladesh).

Gli spazi, ristrutturati anche grazie al contributo di Fondazione del Monte, sono suddivisi in 5 ampie camere, all’interno delle quali ogni ospite ha a disposizione un mobilio personale in cui riporre i propri effetti; completano la struttura numerosi servizi igienici, una grande cucina al piano terra e una sala relax, dove poter condividere momenti di svago e ricreazione.

Quindi dobbiamo mantenere dei bengalesi, ivoriani, nigeriani, maliani e senegalesi in una grande villa in un parco di Bologna, perché servono due anni per scoprire che in Bangladesh, Costa d’Avorio, Senegal, Mali e Nigeria non c’è la guerra.

E’ intollerabile. Lo ripetiamo: serve una lista aggiornata di Paesi sicuri i cui cittadini non possono chiedere asilo. E’ ridicolo spendere 25mila a richiedente asilo in due anni, per poi scoprire che è clandestino, quando lo si sa dall’inizio.




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