Troppi stranieri in classe, maestre chiedono traduttori: “Stanche di comunicare a gesti”

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Le maestre milanesi lanciano l’sos. Costrette a comunicare a gesti con arabi, cinesi, pachistani, indiani. E allora: «Vogliamo i traduttori», a spese dei contribuenti.

E’ anche partita una raccolta firme!

«Negli ultimi cinque anni si è registrato un considerevole aumento della concentrazione di bambini con famiglie non madrelingua e provenienti da altri Paesi che non comprendono e non parlano l’italiano in molti nidi e scuole della città, con percentuali che superano il 70% sul totale degli iscritti».

«Le criticità – scrivono – si sono enormemente acutizzate mettendo in crisi i servizi e l’efficacia dell’azione educativo-pedagogica. La difficoltà nella comunicazione con i genitori e la poca conoscenza delle culture di provenienza delle famiglie da parte del personale che lavora nei Servizi educativi rende necessaria la presenza di traduttori/mediatori culturali».

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«La mancanza di questo indispensabile servizio nei Servizi all’infanzia delle nostre periferie – sottolineano le maestre milanesi – non è accettabile in una città come Milano che si dice aperta, multiculturale e accogliente». Più delle operazioni da vetrina insomma servono investimento sui servizi per garantire nei fatti l’integrazione. Obiettivo della petizione, sottolinea anche il delegato sindacale e rappresentante dei genitori Stefano Mansi, «è mettere i lavoratori nelle condizioni di svolgere un compito che è diventato sempre più difficile, non sorprende che alcune scuole ad alto tasso di stranieri stiano faticando ormai a trovare insegnanti di ruolo disponibili. E le famiglie straniere avrebbero pure il diritto di partecipare alle elezioni dei rappresentanti di classe, ma nessuno è in grado di spiegare loro le regole in arabo o in cinese. Servono i traduttori, almeno una volta a settimana».

Qualcuno deve spiegarci perché, gli italiani, devono pagare insegnanti di sostegno per insegnare l’italiano ai figli degli immigrati. Di più: che ci fanno i figli degli immigrati in Italia?

Se fosse una immigrazione per lavoro, verrebbero solo i lavoratori per poi tornare a casa, in un continuo turnover (guest workers) che arricchirebbe anche i Paesi di provenienza che si vedrebbero tornare lavoratori preparati: invece è una immigrazione di ripopolamento. Una invasione.

Altrimenti non si spiegherebbe la presenza di ambulanti, kebabbari, cinesi che vengono a distruggere il nostro tessuto economico, finti profughi. Non ci servono. Servono a chi ci vuole eliminare come popolo attraverso il diluimento demografico.

Lo stesso avviene a Prato:

Prato: la scuola dove gli studenti non parlano italiano

Ci stanno invadendo.

Chiudere i porti diventa un mero esercizio propagandistico, se non abroghiamo la famigerata legge sui ‘ricongiungimenti familiari’.




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