Riace: “Lucano faceva la cresta sulla benzina, fatture false”

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Come abbiamo scritto ieri, l’inchiesta su Mimmo l’africano si allarga.

Sembra che al Viminale, ‘qualcuno’ lo abbia aiutato a sveltire le pratiche anche quando le rendicontazioni dei progetti, tra gli altri dell’associazione “Città futura” per la quale lavorava la compagna migrante di Lucano, erano assenti. Non sorprende che poi manchi qualche milione di euro.

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“Il sistema Riace”, scrive la Verità, “stando alle accuse si reggeva su rendicontazioni farlocche delle presenze degli immigrati, che ne attestavano una quota maggiore rispetto a quella reale, tanto da produrne, hanno stimato i magistrati, un vantaggio patrimoniale pari a oltre due milioni di euro, ma anche sulla gestione non limpida delle derrate alimentari che dovevano essere destinate ai migranti e che invece sarebbero finite nei magazzini di qualcuno.

Secondo la Procura”, prosegue la Verità, “veniva fatta la cresta perfino sulle spese di carburante e sulle prestazioni lavorative, a volte coperte da fatture taroccate e a volte fatturate nonostante le prestazioni fossero inesistenti”.




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