Amministratore pagina “Musulmani d’Italia” era pronto ad attentati

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L’amministratore della pagina Facebook “Musulmani d’Italia” è stato incriminato dal tribunale di Pristina: faceva parte di una cellula jihadista che pianificava attentati.

Resim Kastrati, noto frequentatore della moschea di Motta Baluffi (Cr), espulso dall’Italia il 19 gennaio 2015 perché ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale, era in grado di reperire documenti contraffatti e armi da fuoco di provenienza illecita pur di andare a combattere in Siria.

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Il kosovaro aveva esultato su Facebook dopo la strage a Charlie Hebdo e aveva manifestato la volontà di diventare kamikaze per tutelare l’onore del profeta:

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Kastrati aveva anche cercato di raggiungere la Siria tramite il siriano Tamer Chaddad, considerato un importante terminale per il reclutamento di jihadisti, ma il progetto era poi stato congelato per problemi di natura organizzativa e familiare.

Nel 2013 aveva vissuto in un covo di rapinatori kosovari che avevano commesso una doppia rapina nei pressi di Cremona in un autogrill sull’autostrada A21. All’interno del covo della banda vennero trovati otto giovani kosovari clandestini oltre a refurtiva, droga, alcuni passamontagna e abiti usati durante la rapina. C’erano poi macchinari per falsificare documenti e un pc appartenente proprio a Resim Kastrati, alias Obeidullah.

Dopo essere stato espulso dall’Italia, Kastrati si era recato in Germania dove aveva cercato di ottenere asilo: respinto. Da lì al Kosovo, Prizren, da dove continuava a gestire la pagina Facebook di “Musulmani d’Italia”. Perché facebook ama i terroristi islamici e i trafficanti.

Kastrati aveva anche intrattenuto rapporti con Arjan Babaj, uno dei tre kosovari arrestati nel marzo 2017 con l’accusa di progettare un attentato a Venezia. L’inchiesta aveva infatti portato alla luce un trasferimento di circa 2mila euro da Babaj a Kastrati per “sostenere la fratellanza musulmana”.

La cellula, nota anche come “Sostenitori dello Stato Islamico nella terra delle aquile” era stata sgominata lo scorso giugno con un’operazione congiunta della polizia tedesca e kosovara e oltre a Kastrati (alias PC Habibi) comprendeva anche Bujar Behrami, noto come Ebu Musab El-Albani, Gramos Shabani, Albert Ademaj, Leotrim Musliu e Edona Haliti.

Kastrati nel 2015 protestò per l’espulsione dall’Italia, respingendo ogni accusa e affermando di essere semplicemente “un musulmano praticante”. Infatti.




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