E’ boom di Tubercolosi tra i migranti: più della metà positivo al test

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E’ impossibile sapere la percentuale di immigrati che vivono in Italia e sono infetti, a meno di fare esami a campione. E c’è un ‘campione’ pronto allo scopo: i detenuti.

La Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria svela i dati.

Nelle carceri “trionfa” l’epatite C, ben 7 detenuti su 10 sono vittime di una patologia cronica, ma ed esplodere è l’allarme tubercolosi: “In aumento tra i migranti”.

Parola di Simpse, Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria, riunita in questi giorni nel XIX congresso nazionale all’Eur.

All’evento organizzato insieme alla Simit Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, sono presenti circa 200 partecipanti provenienti da tutta Italia.

Il legame che salta subito agli occhi è quello tra migranti e tubercolosi, rilanciato dallo stesso ministro Salvini poco meno di un mese fa.

“Quando parliamo di migranti – spiega il Prof. Babudieri, Presidente del Congresso nonché Direttore Scientifico – dobbiamo ricordarci che si tratta di persone che, per più o meno ovvie ragioni, tendono a non curarsi e a non poter approfondire la propria questione sanitaria. In aumento per loro è soprattutto la tubercolosi, con la possibilità di aumentare la circolazione di ceppi multiresistenti ai farmaci. Un ulteriore problema è intrinseco alla malattia, per sua natura subdola e non facilmente diagnosticabile, perché il peggioramento è lento e graduale. Purtroppo ci vorrebbe una maggiore attenzione proprio a partire dai centri migranti, spesso con controlli sanitari non adeguati”.

Quindi è impossibile da identificare allo sbarco. Ma lo si può fare nelle carceri. Così risulta che oltre la metà dei detenuti stranieri è positivo ai test per la tubercolosi: oltre la metà!

E’ probabile, per ragioni statistiche, che gli stessi numeri valgano per i migranti fuori dalle carceri. Magari, escludendo fattori intrinsechi con la carcerazione, 1/3 invece di oltre la metà.

Come ha scritto il direttore di Libero Senaldi: “Quando questi usciranno, malati, si trasformeranno in untori esattamente come gli immigrati che arrivano da zone sottosviluppate nel mondo”.

Ma non è necessario aspettare che loro escano, perché accada. Sta già accadendo.




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