Niente lacrime per chi ci invade: noi siamo in lutto quando sbarcano

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Oggi è il 3 ottobre.  Di nuovo. Il giorno in cui i cuckold dell’accoglienza piangono mancato sbarco a Lampedusa di alcune centinaia di clandestini. Noi, se fossimo come loro, invece, celebreremmo oggi l’arresto di Mimmo, che a Lampedusa era di casa.

Oggi è il giorno in cui gli italiani, secondo i media e il precedente governo, dovrebbero sentirsi in colpa per decreto: la colpa è la catena che chi comanda utilizza per tenere il suddito inchiodato alla propria croce.

I media di distrazione di massa si stanno scatenando col solito falso piagnisteo dei ‘migranti morti in mare’: come se li avessimo costretti noi, a pagare migliaia di euro per ‘fuggire’ dalla noia in Nigeria per imbarcarsi in Libia.

Ma noi ce ne freghiamo. Noi eravamo in lutto ogni qual volta un mezzo da sbarco carico di clandestini, meglio sarebbe definirli ‘invasori’, approda entro i nostri confini. E il lutto spesso si trasformava in totale disgusto per le immagini di presunti marinai tutti intenti a facilitare l’invasione.

E ancor più disgustosa era ed è la cronaca mediatica di questi eventi, quando si verifica un incidente e dei clandestini muoiono in mare.

Si vorrebbe scaricare la colpa sugli italiani o sull’Europa perché non sono stati abbastanza solerti nell’accoglienza. A nessuna delle menti poco eccelse del giornalismo italiano sfiora l’idea che qui, l’unica colpa, sia degli stessi clandestini: sono loro che si sono messi in viaggio, sono loro che hanno pagato l’equivalente di una piccola fortuna in termini occidentali per farlo. Sono loro che hanno fatto questo, violando la legge italiana o di altri paesi. Questa è gente che sa di non essere benvenuta né cercata, nei paesi nei quali è diretta, ma forza questi paesi all’accoglienza attraverso l’uso strumentale della pietà. E funziona.

Nei loro ‘carichi’, gli scafisti mettono sempre qualche donna – a proposito, ma non era ‘sessista’ definire la donna come ‘diversa’ dall’uomo? – e un gruppetto di bambini: come scudi umani. E i giornalisti sono sempre solerti a fare da megafono alla propaganda degli scafisti: “sono 300 ‘migranti’, tra loro anche donne e bambini”, è la frase tipo che accompagna ogni sbarco. Media che sono complici di questa invasione nel dare le notizie in ‘un certo modo’, nel nasconderne alcune, e nell’amplificarne altre.

Questa è gente che nel 99% dei casi, è stato dimostrato, non viene qui per fuggire da guerre, ma per spacciare o, al massimo, migliorare la propria posizione già ottima in patria: sennò non avrebbero i soldi per imbarcarsi. Legittimo per loro, dannoso per noi che dobbiamo mantenerli e subirne l’esportazione di crimini e degrado. Nonché l’effetto calmiere in un mercato del lavoro che certo, non ne ha bisogno.

Non esiste alcuna responsabilità dell’uomo bianco rispetto a tutto quello che accade nel Globo. Questa ‘megalomania’ che vede in noi la colpa di ogni mancanza negli altri, è alla radice del fenomeno masochistico dell’accoglienza. Accoglienza che, in estrema sintesi, rende queste stragi molto più probabili. E’ infatti il menefreghismo alla Boldrini che genera le tragedie: quando c’erano i respingimenti non moriva nessuno in mare, perché nemmeno più partivano: bastò rimandare indietro qualche mezzo da sbarco. Capirono subito che non c’era più nessuna possibilità di guadagno, gli scafisti. Ma poi arrivarono i loro colleghi, gli scafisti ad honorem, Letta-Kyenge-Alfano-Renzi, e i clandestini hanno sentito il richiamo della foresta.

C’è poi il caso quasi umano di Alfano. Che arrivò a dire che la strage di cui sapete avvenne perché i clandestini ‘non avevano il satellitare’: ma cosa eri, un ministro degli interni, o un basista in Italia della mafia degli scafisti nordafricani?

Poi è arrivato Salvini.




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