Non lascia casa ai Rom: «Ti ammazzo, pu(tt)ana italiana» – VIDEO

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«Ti ammazzo, putt…». Ha avuto la prontezza di registrare col cellulare gli insulti che le sono stati rivolti tra calci alla porta di casa («danneggiata») e le scampanellate («insistenti, furiose»). Minacciata per aver impedito l’ennesima intrusione abusiva in un alloggio Aler di via Preneste, quartiere San Siro, tra le zone messe in ginocchio dalla piaga delle occupazioni.

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La donna coraggio è un’inquilina di 63 anni, lavoratrice, residente a San Siro da 18 anni, che desidera restare anonima «perché mi sento sempre nel mirino e temo altre intimidazioni o dispetti: venerdì sera sono stata al pronto soccorso 4 ore, la pressione mi era salita alle stelle». Conseguenza delle minacce ricevute, che l’hanno spinta a chiamare i carabinieri del Radiomobile per chiedere aiuto. Tutto parte la notte prima, quella tra giovedì e venerdì: «Ho sentito dei colpi tremendi e sono uscita a controllare. Ho visto una rom che tentava di rompere la lastra a protezione di un alloggio del secondo piano con un piede di porco e una sbarra». Una «faccia nota, perché occupante abusiva nell’alloggio di fianco da 4 anni. Se n’era andata a luglio, è tornata ad agosto e l’altra sera cercava di spaccare anche l’altra porta. Io ho allertato subito l’Aler». Risultato: alloggio salvato. «Ho ricevuto già quella sera insulti e minacce di morte», precisa la 63enne. Venerdì mattina, la donna si è recata al commissariato di polizia Bonola, competente per territorio, per denunciare l’accaduto.

Tutto finito? No, perché poche ore dopo, attorno alle 18.20, «ho sentito il finimondo. Il campanello suonava incessantemente, come se si fosse incantato. Poi la mia porta è stata presa a calci. “Sono una vicina”, una voce di donna. È scesa per le scale, poi è risalita per 4 o 5 volte, insultandomi, dicendomi che mi avrebbe ammazzata. “Sono fuori per colpa tua con i miei bambini. Ho già pagato mille euro per questo alloggio”, mi ha detto», con evidente riferimento (non si sa se reale o inventato) a un presunto giro di racket degli alloggi popolari. «Era una rom – prosegue la 63enne – quella che evidentemente la notte prima avrebbe dovuto occupare l’appartamento».

Pure lei una «faccia nota», visto che – riferisce sempre l’inquilina-sentinella – aveva occupato quello stesso alloggio per 4 anni fino allo scorso luglio, con marito e bambini («Erano in 7 in un monolocale»): con ogni probabilità, voleva riprenderselo dopo la pausa estiva, durante la quale l’appartamento era stato messo in sicurezza con una lastra alla porta.

«Ho chiamato subito i carabinieri. Quando sono arrivati, però, la rom era già sparita».

«Non accetto di convivere con certe situazioni. Ho vissuto con angoscia gli ultimi 4 anni per colpa di queste occupazioni: di continuo scoppiavano liti furiose, i pianerottoli erano sempre sporchi, pure di escrementi; guai a chiedere rispetto, sono stata minacciata e ho sporto denuncia per 5 volte contro queste famiglie nomadi».

Su 16 alloggi, 3 sono occupati e 4 sono vuoti. «Le nostre palazzine sono prese d’assalto, io ho dovuto far murare la porta dell’alloggio confinante col mio per impedire che venisse preso di mira. Così non si può vivere».

In Italia è tempo di dichiarare le legge marziale nelle zone ormai occupate dagli immigrati. Solo in questo modo poi sarà possibile inviare l’esercito a sgomberare, casa per casa, la feccia. Che poi sarà imbarcata su aerei militari e rimandata a casa propria: se possibile. A mezz’aria, se necessario. Ma col paracadute, perché noi siamo gente moderata.




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