Mattarella: forse è il caso di tornare a parlare di impeachment

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Mattarella è il garante di interessi esteri in Italia. Lo dimostrano, ancora una volta, le sue dichiarazioni di questi giorni: che nulla hanno a che vedere con la volontà e i bisogni dei cittadini italiani.

La verità è che lui, Mattarella, rimane l’ultimo abusivo della Prima Repubblica. Un relitto storico. Un infiltrato.

E allora è forse tempo di ritirare fuori l’ipotesi che i populisti ventilarono quando, nel maggio scorso, tentò in ogni modo di impedire la nascita del governo voluto dagli italiani: l’impeachment.

Mattarella è una ferita per la democrazia italiana. E’ abusivo non solo in senso politico, anche in senso costituzionale: è stato nominato da un Parlamento eletto con una legge giudicata incostituzionale, proprio grazie al decisivo apporto di deputati eletti con il premio di maggioranza incostituzionale. Scattato, tra l’altro, per poche centinaia di voti. Chissà come contati.

Non solo. A rendere Mattarella completamente non legittimato al ruolo, il fatto che fu la Consulta di cui era membro a giudicare incostituzionale il Parlamento precedente, ma a garantirne il prosieguo in carica: poi, quel Parlamento lo elesse al Quirinale. Per molto meno condannano i mafiosi per voto di scambio.

Invece, ce lo troviamo ancora qui a volere dire la sua sul decreto sicurezza-immigrazione varato da due partiti che rappresentano insieme oltre il 60 per cento degli elettori. Questo è il contrario della democrazia.

Ci domandiamo perché non metterlo in stato di accusa. Del resto è lui l’escrescenza più profonda del deep state italiano: caduto lui, cadono tutti.

E Dio non voglia che Mattarella non firmi il decreto voluto da Salvini. Allora sì, che sentirebbe tutta l’ira del popolo.




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