Strada contro Salvini: “Decreto è atto di guerra contro migranti”

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Si scaglia contro il ‘decreto Pamela’. Gino Strada, infatti, definisce il decreto immigrazione e sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini «il più recente atto di guerra contro i migranti che sono i mostri del momento. Non è il primo atto di guerra, una guerra iniziata dalla politica, non dagli italiani – millanta Strada -. Ci sono aspetti grotteschi nel decreto. C’è scritto per esempio che si può revocare la cittadinanza italiana in caso di furto. Non vorrei che gli italiani rubassero 50 milioni tanto che cazzo gliene frega se possono restituirli in comode rate annuali? Mi spaventa la disumanità di questi atteggiamenti. Contro il nemico di turno, che dobbiamo costruire raccontando balle».

E’ vero che siamo in guerra contro i ‘migranti’. Perché quando mezzo milione di stranieri occupa il tuo territorio, è guerra. Il problema, semmai, è che la nostra reazione è un ‘decreto’ che, per quanto ottimo, non risolverà la situazione.




2 pensieri su “Strada contro Salvini: “Decreto è atto di guerra contro migranti””

  1. Portare clandestini in Italia è un atto di guerra verso gli Italiani – sono certo che qualche brillante compagno avrà conservato come cimelio il distributore di corso Buenos Aires angolo Loreto: può sempre tornare utile per i traditori in futuro. Tipo il vagone di Compiegne.

  2. Fra i pusher nordafricani e i centri sociali di San Lorenzo è guerra totale. Schiaffi, pugni, bastoni, pietre che volano. Perfino coltelli. Botte da orbi fra i due schieramenti che un tempo manifestavano a braccetto, gli uni a supporto degli altri e viceversa. Che cosa succede? Succede che a San Lorenzo, quartiere est della capitale, storica roccaforte dell’Autonomia Operaia divenuta, con il passare del tempo, uno dei luoghi radical chic e frikkettoni della movida capitolina, l’amore fra le due realtà è giunto al capolinea. La colpa? C’è chi dice che c’entrino questioni di droga. Chi, invece, sostiene che all’origine dei contrasti vi siano alcune rapine: fino a quando a finire nelle grinfie dei rapinatori nordafricani erano ignari turisti, magari stranieri attirati dal fascino della movida romana, nessun problema. Ma da quando gli obiettivi dei rapinatori immigrati sono diventati alcuni abitanti del quartiere, meglio, i frequentatori dei centri sociali, allora è finita in rissa.
    Uno scenario che mette in evidenza tutte le contraddizioni del melting pot ideologico-sociale del quartiere incastonato fra il cimitero monumentale del Verano, l’Università, l’area degradata della stazione Termini, i palazzoni della Tiburtina e l’orrendo nastro della tangenziale. Vorrebbe essere la Soho di Roma. E trovare una forzosa convivenza fra realtà che, appunto, convivono per forza. Un equilibrio precario che si è rotto qualche giorno fa dopo evidenti segni di cedimenti e scricchiolii che si andavano manifestando da diversi mesi.
    Il 17 scorso, un venerdì, proprio quando il quartiere trabocca di gente che fa lo struscio e rimbalza da un locale all’altro mettendo a dura prova la difficile convivenza e anche la tenuta dei locali che, a centinaia, vecchi attivisti dell’Autonomia e delle altre sigle extraparlamentari, hanno aperto (si dovrà pur mangiare, dopo la rivoluzione), ecco che i magrebini inferociti si presentano davanti allo storico civico 32 di via dei Volsci. Una cosa impensabile: da qui partivano negli anni ’70 le sanguinarie spedizioni punitive che falciavano a sprangate inermi ragazzi missini. Stavolta, invece, i nipotini degli ex-Autonomi si chiudono a quattro mandate dentro l’ex-sede di Autonomia Operaia spaventati dalla furia dei nordafricani. Pusher, sostiene qualcuno. Spacciatori incazzati perché a loro volta picchiati dai frequentatori dei Centri Sociali qualche giorno prima. Devono intervenire i carabinieri di piazza Dante per consentire agli extraparlamentari di mettere fuori il naso dalla sede fermando i nordafricani. Sostengono i ragazzotti dei Centri Sociali che i pusher immigrati da tempo stanno provando a vendere droga proprio davanti alla loro sede. Come dargli torto? Le regole del business sono uguali a qualsiasi latitudine: l’offerta la fa la domanda. E se in via dei Volsci 32 è un via vai continuo di gente interessata alla droga…
    Replicano sussiegosi gli autonomi che la droga va bene ma a certe regole – già sentire parlare di regole gli occupanti dei Centri Sociali fa crepare dalle risate – e cioè: ognuno ne può disporre dentro alla sede a patto che sia per uso personale e di modica quantità. Una pianificazione che collide evidentemente con le attese di business dei pusher nordafricani. Di qui le botte, seguite poi da altre botte e viceversa. Una faida “familiare”, fratelli coltelli. Tutta questione di regole e di droga , dunque?
    Qualcuno storce il naso e ricorda quello che successe, sempre di venerdì ma un anno e mezzo fa. Settembre 2012. Inaugurazione del circolo Arci Darfur a San Lorenzo, in via dei Volsci 33. Durante l’inaugurazione i rifugiati sudanesi – c’è anche una bimba di 4 anni figlia di un rifugiato – vengono aggrediti da alcuni individui che fanno riferimento proprio all’area dei Centri Sociali prima con un grosso coltello a serramanico poi con un masso ed insultati con epiteti razzisti. Le frasi più gentili? «Negro di merda torna a vendere banane nel tuo paese», «scimmia», «negro ti uccido». Ed è solo l’ultimo atto di una serie di contrasti. Nei quindici giorni precedenti, durante l’allestimento del circolo, perfino due attentati incendiari.

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