Spacciatore marocchino non può essere espulso ‘grazie’ a unione civile

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Dobbiamo ringraziare anche di questo il PD e le sue fregole di inventarsi le ‘unioni civili’ per accontentare quattro scalmanati delle associazioni gay (il flop dei matrimoni gay è tutto nei numeri): perché i gay non si sposano, ma intanto i clandestini utilizzano questa nuova possibilità per rimanere in Italia.

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E’ il caso di un delinquente marocchino. Si presenta all’Ufficio immigrazione della questura con il contratto di convivenza stipulato in un comune dell’entroterra riminese con la sua “compagna italiana”, ma invece di ottenere il permesso di soggiorno richiesto viene arrestato con l’accusa di aver fatto il reingresso in Italia da clandestino.

Il ventinovenne marocchino è infatti un clandestino, ma ora, grazie all’unione civile con la donna italiana – nonostante l’arresto la condanna e il carcere – non potrà più essere espulso.

Per essere rimandato nella sua patria d’origine gli agenti dovranno dimostrare che l’unione contratta dopo il reingresso è fittizia o che la convivenza sia fasulla. Insomma a “cacciarlo” potrà essere la compagna più che lo Stato.

Nella sua prima “vita” in Italia si distinse come spacciatore. Condannato per droga nel 2009 nelle Marche, e coinvolto in una seconda inchiesta sempre legata alle sostanze stupefacenti, per evitare il carcere scelse la strada alternativa dell’espulsione, come sanzione sostitutiva della pena, accompagnata però dal divieto di reingresso per un periodo non inferiore a dieci anni.

Dopo poco più quattro anni lo straniero tenta di rientrare in Italia, ma viene bloccato a a Taranto e rispedito indietro.

Evidentemente non si rassegna perché, passando dalla Spagna, dove ottiene una carta di soggiorno, rientra sempre clandestinamente in Italia, presumibilmente nel 2015. Più di recente, intanto, grazie al PD cambia la normativa e il patto dei “dieci anni” senza reingresso si dimezza: bastano cinque anni, ma il provvedimento non vale per lui (ma il suo avvocato darà battaglia anche sul punto) e ne è talmente consapevole che prima di chiedere il permesso si fa forte dell’unione civile. Ieri, infine, il marocchino è comparso davanti al giudice: condannato a sei mesi per il reingresso è rimasto in cella solo per scontare il residuo pena della vecchia condanna, divenuta definitiva nel 2017. Quando, a breve, tornerà in libertà sarà ancora un clandestino, ma non potrà più essere espulso.

Vi sembra normale che un delinquente possa rimanere in Italia solo perché ha trovato una povera drogata italiana che si fa sbattere in cambio della droga?

Si spera che il ‘decreto Pamela’ intervenga anche su questo punto. Ma è necessario anche depotenziare la magistratura. Che mette i bastoni tra le ruote alla volontà popolare di liberarsi dei delinquenti di importazione.




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