“Ho mutilato Pamela mentre era ancora viva”

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Il profugo Oseghale lo avrebbe confessato al compagno di cella

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Sull’assassinio di Pamela Mastropietro, emergono nuovi sconvolgenti particolari, dal racconto di un collaboratore di giustizia siciliano che accusa Innocent Oseghale.

L’uomo, come abbiamo già scritto giorni fa, afferma che quando erano detenuti insieme nel carcere ascolano di Marino del Tronto, il nigeriano gli ha confessato l’omicidio di Pamela.

Il profugo nigeriano avrebbe detto al collaboratore di giustizia di aver inferto il primo colpo mentre la giovane cercava di fuggire e l’altro dopo aver iniziato a farla pezzi, perché si sarebbe accorto che era ancora viva. Un particolare orripilante: avrebbe iniziato a farla a pezzi mentre era ancora viva. Una bestia. Come del resto si ha conferma dalle intercettazioni degli altri profughi che parlavano di lui.

Vorremmo tanto non fosse vero. Che sia morta senza soffrire. Ma tutto fa pensare il contrario.

Ulteriori indiscrezioni sulla nuova testimonianza su Oseghale, indicano anche la presenza il 30 gennaio nell’appartamento di via Spalato a Macerata di tre persone, compresa Pamela. Chi è la terza persona che quel giorno si trovava nella casa dove si è consumato l’orrore?

Il capo d’imputazione per Oseghale resta immutato con le accuse di omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere, violenza sessuale.

Intanto Traini, che ha sparato a compagni di stanza degli accusati e spacciatori, è ancora in carcere.




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