Douglas Costa, alla fine si deve scusare Di Francesco

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Lo avevamo scritto subito: a colori invertiti, e non di maglia, sarebbe scattato il linciaggio mediatico prima, e la radiazione poi. A dimostrazione che viviamo in un mondo mediatico dove imperversa il razzismo radical chic anti-italiano e anti-bianco.

Infatti, alla fine, è Di Francesco, in qualche modo, a doversi scusare:

«Non permetto che mi vengano attribuiti comportamenti e/o frasi razziste che non appartengono ai miei valori etici e che sono frutto dell’immaginazione altrui. Chiedo e pretendo rispetto!». Così Federico Di Francesco, attaccante del Sassuolo, commenta le voci secondo cui a scatenare la reazione dello juventino Douglas Costa durante il match di domenica sarebbero stati degli insulti razzisti da lui rivolti al brasiliano. Sul profilo twitter del Sassuolo, Di Francesco si dice «profondamente turbato dalle illazioni e dalle invenzioni apparse su alcuni media nazionali». «Tutto questo -dice- è offensivo e denigratorio».

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Anche se lo avesse definito ‘negro di merda’ o ‘figlio di puttana’ dopo avere preso una gomitata e una testata abbozzata, questo non avrebbe certo giustificato lo sputo animalesco in faccia. Ma viviamo un’epoca mediatica – non nella realtà quotidiana -, in cui il ‘razzismo’ o presunto tale è il peccato più grave. Peccato, perché l’antirazzismo è una nuova religione. Con le proprie liturgie, i propri dogmi e, soprattutto, i propri fanatici.

Il fatto che si permetta a questa feccia di sputarci in faccia senza che questo crei scandalo, la dice lunga sulla situazione.




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