Perché un trafficante di droga diventa il prete dei clandestini?

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Riflessione. Come abbiamo scritto ore fa, don Zerai, il prete che da anni gestisce l’arrivo di clandestini eritrei in Italia, è un ‘ex’ trafficante di droga:

Il prete telefonista dei clandestini beccato con 2kg. di hashish

Non spacciatore, trafficante: perché 2 chili di droga – hashish – sono roba pesante. E sono solo quelli per i quali è stato individuato. Tra l’altro, Zerai, venne anche espulso: ma solo sulla carta.

Ci si chiede quali interessi, oltre una improvvisa vocazione, possano spingere un ‘ex’ trafficante di droga a prendere l’abito talare e sfruttarlo per importare più clandestini possibile in Italia.

Se fossimo un’organizzazione criminale che vuole esportare spacciatori in Italia, sarebbe la scelta giusta.

La stessa domanda che ci si pone per i suo colleghi – nel senso di religiosi – di Avvenire. Tanto impegnati nel far riprendere gli sbarchi dalla Libia:




2 pensieri su “Perché un trafficante di droga diventa il prete dei clandestini?”

  1. Mah!
    Zerai lo segnalammo alle autorità già nel 2011 in quanto era (ed è) riferimento in Italia degli scafisti delle coste libiche, tunisine e marocchine. Tutti (e dico TUTTI) gli scafisti e i capi clan avevano il suo numero di satellitare da contattare.
    Dopodichè Zerai provvedeva ad inviare sulle coordinate indicate la Guardia Costiera e le ONG.
    Naturalmente nessuno prese alcun provvedimento in merito.
    Anzi ! Molti di noi di Generazione Identitaria e Defend Europe ricevettero minacce di denuncia in base alla Legge Mancino furono definiti fascisti, nazisti etc.
    Quello che lascia interdetti è lo zelo a fasi alterne delle toghe che QUANNO JE PARE E SE JE PARE si ricordano che esiste l’obbligatorietà dell’azione penale.

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