Il prossimo leader del PD è arrivato col barcone

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Non è una profezia complicata: il futuro leader del PD sarà arrivato su un barcone. Il fatto di avere concesso la cittadinanza italiana a chi è entrato in Italia da clandestino – vedi Kyenge – peserà sul futuro degli italiani. Quelli veri.

E i giornali cosiddetti di destra non si rendono conto del problema. Per loro se un immigrato non stupra e dice cose anche lontanamente sensate, allora la sostituzione etnica va bene. Non comprendono che il problema, tout court, è la sostituzione etnica in sé.

E’ come se un fidanzato lasciato per un altro, si consolasse col fatto che il nuovo è un bravo ragazzo. Non è normale. E’, come l’accoglienza indiscriminata, una perversione sessuale.

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[…] all’assemblea dei circoli del Pd di Ravenna di Bernard Dika, giovane studente universitario di Firenze e iscritto al Pd da cinque anni. Dika, di origini albanesi, ha raccontato la storia dei suoi genitori “venuti in Italia dall’Albania con il barcone. Lui è un muratore, lei era un ostetrica e qui fa la colf”.

Ogni tanto, nel Pd in tempesta spunta un giovane comandante che promette alla nave di portarla in acque tranquille. Era successo in passato con Debora Serracchiani – dal palco di un’affollata assemblea nazionale – e oggi con un militante di Firenze di appena 20 anni. Il pubblico dell’assemblea dei circoli del Pd di Ravenna è rimasto spiazzato dall’intervento di Bernard Dika, studente universitario iscritto al partito da cinque anni che ha pronunciato uno sfogo condiviso da molti.

Nel mirino, ovviamente, la classe dirigente del partito, colpevole di non avere una linea politica chiara oltre che di ambiguità sulle tematiche relative all’immigrazione. “Molti mi chiamano e mi dicono di guardare La7 perché ci sono molte trasmissioni politiche, a cui partecipano tanti rappresentanti dei partiti, 10 della Lega e 10 dei 5 Stelle: si dividono tra i vari programmi, ma dicono tutti la stessa cosa”, esordisce il giovane militante prima di passare all’attacco. “Poi ci sono tre rappresentanti del Pd che dicono 20 cose diverse. Sono orgoglioso di essere in un partito plurale, orgoglioso di farne parte, ma voglio essere orgoglioso di stare in un partito che dev’essere chiaro sulla linea, una sola”, scandisce Bernard Dika tra gli applausi convinti dei presenti.

Ma il meglio deve ancora venire. Dika invoca la necessità di “fare al più presto un congresso. Troviamo una linea politica e andiamo avanti insieme per davvero, non solo per farsi una foto ed entrare in una lista per le elezioni. Riscopriamo la bellezza di fare politica non per un ruolo, ma per la passione di cambiare le cose”, chiede il ragazzo a cuore aperto. Prima di affrontare un tema che da sempre suscita discussioni feroci all’interno della sinistra: l’immigrazione. Lo fa raccontando la sua esperienza di immigrato di seconda generazione. Ci si aspetta una presa di posizione buonista: tutt’altro. “Voglio dire una cosa semplice: noi non lasciamo morire nessuno in mare […] ma c’è una cosa da cui non si può prescindere: chi viene qui deve rispettare le regole come ogni cittadino italiano. Se non facciamo capire questo, ci diranno che siamo per l’illegalità”, conclude Dika.

Siete pronti a farvi governare da un albanese? O da un africano?




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