Il navigatore si rifiuta di portare taxi in “via Negri”

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Salgo su un taxi: mi può portare in via Gaetano Negri al numero 4? L’autista, probabilmente alle prime armi, non sa dove si trovi. Nessun problema, siamo nel 2018, siamo crocifissi da reti che passano miliardi di dati e informazioni. Difatti il tassista si rivolge immediatamente al navigatore del suo smartphone e ripete con tono, tanto stentoreo quanto monocorde, l’indirizzo che gli ho indicato. Poi si gira attonito verso di me: «Non mi dà l’itinerario perché contiene una parolaccia: N****». Certo, è ovvio. Gaetano Negri, scrittore e senatore del regno d’Italia, non si può nemmeno più nominare. Censurato. Razzista. È una parolaccia, un insulto, non un uomo che ha fatto una porzioncina della storia del nostro Paese. Perché uno stupido navigatore lo scambia per il dispregiativo con cui si nominano gli africani. Lo devo chiamare Gaetano Di Colore, Gaetano Africano, Gaetano Abbronzato? Allora penso di dirgli che via Negri è vicino a piazza Affari, ammesso che gli affari non siano troppo affari, troppo neoliberisti e quindi un po’ politicamente scorretti e turbino la sensibilità del navigatore.

Il buonismo applicato alla toponomastica no, proprio no

Posted by Il Giornale on Saturday, September 15, 2018

Non sottovalutiamo queste idiozie. La nuova religione ‘antirazzista’, con l’ausilio sempre più capillare delle multinazionali tecnologiche, vuole piegarci al suo uso asettico del linguaggio: perché la realtà è tutta nella parola. E se pieghi qualcuno all’utilizzo del tuo linguaggio, lo porti piano piano a perdere la propria identità e a pensare in modo ‘corretto’: è un processo inverso, certamente più complesso, ma anche più violento. E tanto tanto stupido.

Immaginate un futuro taxi senza pilota…

Usate la tecnologia per aiutarvi a pensare, non per dirvi come pensare.

Per reazione, dovremmo usare la parola negri ogni volta.




2 pensieri su “Il navigatore si rifiuta di portare taxi in “via Negri””

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