Profugo spaccia in chiesa, in Italia grazie a ricorso

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Era accolto come profugo a Perugia da più di un anno, aveva prima ricevuto un diniego ma attualmente era regolare con lo status di rifugiato, dopo un ricorso fatto con avvocati pagati dagli italiani.

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Però la sua principale attività, che svolgeva bene organizzato, era quella di spacciatore nel centro storico.

Un ventenne del Gambia, dove non ci sono guerre, aveva scelto proprio il sagrato del Duomo di Perugia, scalette comprese, per vendere bustine di droga già confezionata.

Nel suo appartamento, all’interno della rete di accoglienza, sono state ritrovate altre bustine e materiale per il confezionamento della droga, segno che l’attività di smercio era ben rodata.

In precedenza c’erano state segnalazioni di alcuni cittadini. E’ stato processato per direttissima. E’ stato convalidato l’arresto e stabilito l’obbligo di firma. Niente carcere e niente espulsione.

Ora gli inquirenti stanno ricostruendo le mosse del giovane per capire se avesse dei complici.




Un pensiero su “Profugo spaccia in chiesa, in Italia grazie a ricorso”

  1. Quel che ci vuole è un tribunale d’inquisizione che inquisisca gli inquirenti
    …altro che ricostruire e cercare di capire…non c’è proprio nulla da capire, c’è solo giusto per iniziare, da condannare
    a 15 anni di lavori forzati e al termine impiccare tutta la magistratura e i loro padroni stile medioevo nelle piazze di tutta l’ Europa …Bastardi.

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