Diciotti, questi vi sembrano reduci da torture e fame? – FOTO

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“Abbiamo subito anni di violenze e siamo stati tenuti sotto terra in un magazzino, venduti due o tre volte, e in quello stato di detenzione durato per molto tempo sono nati sedici bambini tutti morti dopo 4-5 mesi”, così avevano raccontato i clandestini della Diciotti, imbeccati dalle Ong e dalle varie associazioni che speculano sull’accoglienza.

Eccoli subito dopo lo sbarco a Rocca di Papa, come vedete con ancora addosso i segni delle brutali torture subite in Libia:

Vi assicuriamo, da letteratura scientifica, che chi subisce le torture descritte, porta addosso i segni della fame per settimane. Non appaiono come turisti dopo un paio di giorni.

Il fatto è che le dichiarazioni dei clandestini della Diciotti, servivano come appendice allo scoop poi rivelatosi falso del giornale dei Vescovi, casualmente finanziato dalla stessa coop che gestisce il centro ‘Mondo Migliore’ di Rocca di Papa.

Gli ebrei che vennero liberati dai campi di concentramento, erano scheletrici, impiegarono mesi a riprendersi fisicamente. Questi dopo poche ore erano pimpanti e belli satolli. Solo dei dementi possono credere alle panzane che raccontano loro e i loro corifei venezuelani.

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Anche perché, e questa è notizia ufficiale, a parte le solite malattie infettive come la Tubercolosi, nessuno di loro ha problemi di salute riconducibili a torture, e non certo grazie – come millantano i media di distrazione di massa -, ai soccorsi medici degli ultimi giorni a Catania. I segni delle torture non scompaiono con la pomatina. Non si riprendono 10 chili in 3 giorni.

Anche perché la tesi delle torture non è credibile: perché gli scafisti dovrebbero torturare clienti che pagano migliaia di dollari a testa per farsi traghettare? Non sono dei sadici, sono degli affaristi che tengono alla propria merce.

‘Merce’ che non fuggendo dalla guerra in Siria, non avrebbe alcun bisogno di mettersi nelle mani di eventuali torturatori.

Perché la maggior parte dei clandestini parla il tigrigno, la lingua ufficiale in Eritrea. Paese che, nonostante quello che vi raccontano, non vede guerra da anni.




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